La notte di Halloween: racconto di Nelly Giubbilini

Concorso di scrittura creativa a tema: il racconto di Nelly Giubbilini

halloween concorso

Buona sera!

Presentiamo il secondo racconto partecipante al concorso di scrittura creativa indetto da noi. Qui di seguito pubblichiamo il racconto così come ci è stato inviato. In fondo, troverete la recensione dello staff.

La notte di Halloween

L’estate era ormai lontana, i colori del paesaggio cominciavano a mutare,dove prima regnava un verde lussureggiante ora era un esplosione di marroni,aranci e colori bruciati della terra. Sulla scogliera il vento aumentava il suo ululare e sotto di essa il mare si infrangeva spumeggiando,la risacca provocava un lamento quasi sinistro. Mentre Anica tornava a casa per il sentiero sentiva nell’aria odore di funghi e castagne questo non faceva che aumentare il suo appetito di fanciulla, andava a passo veloce Anica perché quando passava vicino alla scogliera aveva paura di venire in qualche modo risucchiata, un soffio più forte le scompigliò i lunghi capelli rossi, era bella Anica aveva la pelle di porcellana e gli occhi verdi che cambiavano colore a seconda del tempo. Era stata a vendere le uova e il latte al paese vicino, aveva venduto tutto ed era orgogliosa di se, non vedeva l ‘ora di dirlo alla madre. Viveva con la madre in una casetta che lambiva un boschetto, si erano trasferite lì alla morte del padre , erano venute via dal paese e ritornate in quella che era stata la casa dei nonni materni. Vivevano con i doni dei loro animali , una dozzina di galline e una placida mucca che fortunatamente faceva il latte più buono di tutta la valle. Gli abitanti del paese però non vedevano di buon occhio il fatto che si fossero allontanate così dal paese, facevano sulla loro vita e ricamavano sul fatto che specialmente la madre si isolava, perché mentre Anica si vedeva in paese la madre Shamin la si vedeva raramente.
Spalancò la porta e gettò le braccia al collo della madre che per poco non cadde, era così Anica esuberante nell’esternare i suoi sentimenti …e questa era felicità. La mamma mise in mezzo al piccolo tavolo , accanto alla lanterna con il suo bagliore fioco, una pentola di coccio fumante di una zuppa di castagne…” Anica fra pochi giorni festeggeremo samhain” per il popolo celtico irlandese era la fine dell’ estate. Loro erano le poche rimaste di quel popolo antico, la festa culminava il 31 ottobre quando secondo antiche tradizioni si aprivano le porte dell’aldilà. Loro non credevano fino in fondo a questa ipotesi , però , la notte che noi chiamiamo di halloween lasciavano sulla tavola del cibo per ingraziarsi forse qualche spirito benevolo.
“Madre …però devo andare al paese e comprare la zucca” disse mentre soffiava sulla zuppa..”certo “ rispose la madre.
L ‘indomani mentre Anica si era recata di buon mattino al paese a vendere i doni e comprare la zucca ,sua madre era intenta a far pulizia fuori e bruciava delle foglie secche e fra queste anche alloro che era ancora verde, esso bruciando produceva un odore inebriante e al tempo stesso calmava i pensieri….passò in quel momento un uomo avvolto in un mantello bruno e non aveva affatto buone intenzioni , aveva fame e cercava qualcosa di prezioso da rubare, ma …appena il fumo misto al profumo di alloro arrivò a stuzzicare le sue narici , respirò profondamente e tutti i suoi pensieri negativi uscirono dalla sua testa come pecore che vanno al pascolo, rimase prima piacevolmente colpito ma poi si irrigidì ed ebbe paura e se la dette a gambe.
Guardava e cercava Anica …erano tutte disposte sugli scaffali del negozio del contadino, le zucche…ma non riusciva a trovare quella giusta, poi…la vide in un angolo …era la più arancione di tutte …era lei.
Nella taverna c ‘era odore di alcol e sudore, il pavimento era sudicio, al bancone una donna corpulenta e spettinata versava la birra in boccali scheggiati, il grembiule un tempo doveva essere stato bianco, l ‘uomo con il mantello fece il suo ingresso e si sedette al bancone e ordinò da bere..” Arone cosa giri a quest’ora del pomeriggio? Di solito sei a dormire per prepararti alle scorribande
della sera! “ e gli fece un sorriso complice , Arone non ascoltò…ma con voce cavernosa gli raccontò che cosa strana gli era successa alla capanna fuori dal villaggio. Dopo aver raccontato la sua esperienza …sentenziò “ è una strega “…e la parola strega sibilò come una frustata e l ‘eco penetrò nel paese, nella piazza, nelle case ,nei cortili, nel mercato.
Un brivido scosse Anica mentre lasciava il villaggio con la sua zucca per far ritorno a casa. Guardando verso la scogliera prima di entrare nel bosco vide allinearsi minacciosi nuvoloni neri,rotolavano, brontolavano, affrettò il passo…..nel bosco solo il suono dei suoi passi sul leggero strato di muschio e foglie,nessun altro rumore. Aveva uno strano presentimento di angoscia …il verso stridulo della civetta la spaventò,cercò di scacciare questa sensazione pensando alla zucca e al lavoro che l ‘attendeva,doveva far presto la notte di halloween era alle porte.
Nel paese un numero di persone si erano riunite e bestemmiando e imprecando davano la colpa delle loro
disgrazie alla donna del bosco…non più Linda la madre di Anica ma la “strega”.
Con la zucca tra le mani la fanciulla si rivolse alla madre intenta a preparare la cena e come tradizione qualcosa per i loro antenati in quella notte buia…”madre vi piace? La posso mettere alla finestra? La candela nuova ce l’avete?” “Anica quante domande, certo cara la candela è vicino al focolare” tutta soddisfatta la ragazza guardava la sua zucca sul piccolo davanzale ,nei suoi occhi brillava riflessa la fiammella all’interno della zucca,all’improvviso la fiamma si fece alta sopra la zucca, nell’aria odore di legna bruciata,era buio fuori senza luna e stelle, ma capì che un altro fuoco più grande e minaccioso stava divorando il loro orto. Linda e Anica uscirono ma furono bloccate da mani ruvide, riconobbero alcuni abitanti del paese “cosa volete fare!!” l’uomo con il mantello gridò con rabbia “bruciare,bruciare, tu sei una maledetta strga!” Le due donne impallidirono a quelle parole sapevano bene cosa aspettava a chi era tacciato di stregoneria. Tra i singhiozzi Linda pregava che lasciassero la figlia…ma niente. Scoccata la mezzanotte mentre il fuoco con le sue lingue stava divorando tutto, una voce ancestrale gridò di lasciarle e in quel momento apparvero dall’oscurità gli avi della famiglia di Linda, erano figure evanescenti ma con una potenza che riusciva a trapanare le loro menti ordinando loro di mettersi in ginocchio,il più anziano delle figure alzò la mano ossuta al cielo e i nuvoloni rombanti lasciarono cadere tanta pioggia da spengere il fuoco distruttore. Madre e figlia erano bagnate dalla testa ai piedi e le lacrime solcavano i loro visi confondendosi con la pioggia. Gli uomini erano ancora in ginocchio quando l’anziano vestito con brandelli di una tunica bianca che lasciava scoperte le gambe ridotte a scheletro , ordinò loro di andarsene e di lasciare lì su quel prato ferito dalle fiamme la loro memoria dell’accaduto. Si alzarono e si avviarono come anime perse verso il paese. Linda e Anica tremavano abbracciate con i capelli incollati al viso e confuse ,volevano parlare a quelle entità che rappresentavano parte di loro stesse, ma loro come erano arrivate e così se ne erano andate. Stordite entrarono in casa , tutto era in ordine , sul tavolo mancava il cibo , sorrisero tra loro, decisero che quella sera avrebbero dormito insieme , strette sotto le coperte con un senso di protezione che veniva da lontano …e così il sonno le colse.

 

Recensione dello staff

Il racconto presenta alcuni piccoli difetti che intendiamo mettere in luce con la speranza che possa essere utile e possa servire a migliorare.

Abbiamo riscontrato diversi refusi (mancanza di un apostrofo, qualche virgola assente, molti punti di sospensione, spazi di troppo ecc). In questo caso era necessaria qualche rilettura in più, anche a distanza di tempo, per evitare facilmente gli errori. 

Alcune frasi, dal punto di vista sintattico, riteniamo che andassero costruite in modo diverso, per rendere più fluida e talvolta comprensibile la lettura del periodo o dei paragrafi. Inoltre, consigliamo una maggiore attenzione al vocabolario e alla varietà del lessico utilizzato: ad esempio, nel riferirsi ad Anica, il suo nome salta fuori troppe volte nel corso del racconto (soprattutto nella prima parte). Nella fattispecie, per evitare una forte ridondanza e troppe ripetizioni, è preferibile variare.

Speriamo che questi consigli siano di gradimento e che la partecipazione al concorso sia stata piacevole. Lo staff ringrazia per la partecipazione, alla prossima!

 

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