Due racconti per una notte di David Berti

Segnalazione: Due racconti per una notte

Sinossi:

Due brevi racconti in bilico tra sogno e realtà, adagiati sulla linea di confine in cui queste dimensioni si contaminano arricchendosi reciprocamente. Due storie che ci porteranno a viaggiare leggeri sia fuori che dentro noi stessi, come racchiusi all’interno di una bolla di sapone sospinta dal vento. Nella prima narrazione, il lettore salirà in sella a una bicicletta attraversando la Garfagnana fino a San Pellegrino in Alpe. Un pellegrinaggio a pedali tra meravigliosi paesaggi che regala spunti di riflessione sul senso della vita. Il tutto reso ancora più intrigante e avvincente da un finale a sorpresa. Nella seconda, incontreremo un singolare personaggio che, in un’atmosfera onirica, ci accompagnerà a rivivere la sua leggenda, umanizzandola. Lo vedremo scendere dal piedistallo del mito per mettersi a conversare con noi, facendoci partecipi d’emozioni e riflessioni che sentiremo nostre e profondamente attuali.

due racconti per una notte

Estratto tratto dal romanzo:

Nelle vicinanze di Borgo a Mozzano era rimasto incantato alla vista del Ponte della Maddalena che in passato aveva permesso il passaggio dei pellegrini desiderosi di raggiungere la Via Francigena nei pressi di Lucca. Ricordò come sin da piccolo avesse subito l’irresistibile fascino dei ponti. Spesso, quando si trovava ad attraversarne uno, si perdeva quasi catatonico ad ammirarlo. Oltre che dalla struttura era attratto dalla loro stessa idea. Essi, legati inscindibilmente al movimento e al viaggio, univano due punti, travalicando barriere. Portavano all’incontro, alla contaminazione, superando limiti e permettendo lo scambio. Considerò tra sé: «Le guerre spesso i ponti li fanno saltare!» Contemporaneamente gli si presentarono le raccapriccianti immagini del crollo del ponte di Mostar, durante la guerra dei Balcani dei primi anni Novanta del secolo scorso. Si scosse da quei pensieri e, osservando con attenzione l’audace costruzione che attraversava il fiume, credette di capire perché questo capolavoro dell’ingegneria medievale si fosse guadagnato nei secoli il soprannome di Ponte del Diavolo. La sua originale forma a schiena d’asino con poderose e asimmetriche arcate, tra le quali dominava prepotente quell’altissima centrale protesa verso il cielo, lo rendeva unico, inquietante, surreale. Fiero e impavido sembrava voler sfidare la forza di gravità. Inoltre, seppur così sottile, aveva saputo reggere alle devastanti piene del Serchio che si erano susseguite negli anni, quasi a voler attestare il suo vigore duellando contro la furia degli elementi…



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