Chi ama leggere, non ha pregiudizi: leggi di tutto?

Esistono più libri che persone?

Chi ama leggere, non ha pregiudizi. Personalmente leggo di tutto, dai romanzi di ogni genere ai manuali della lavatrice, dai vecchi libri scolastici che non ho mai avuto il coraggio di buttare ai grandi classici in offerta a pochi euro nei i periodi di magra (economicamente parlando).

Anni fa ero una povera (inteso sempre in termini economici) lettrice incallita, nei miei anni dell’adolescenza fuggivo di casa per rintanarmi nella libreria più vicina. La biblioteca più vicina era a 40 minuti di metropolitana, e i libri che prendevo in prestito li finivo praticamente durate il tragitto. Quindi non mi restava che farmi i miei buoni dieci minuti di cammino per entrare in questa libreria e cercare un libro che mi appassionasse; leggevo, segnavo su un foglietto il numero della pagina a cui ero arrivata e, alla fine della giornata, quando ormai la libreria doveva chiudere i battenti, me ne tornavo a casa.

Insomma, leggevo a scrocco, gratis, perché spendere anche solo quindici euro per un libro era per me impossibile. Non esisteva altra alternativa che tornare sempre nello stesso posto, leggere in piedi e portare a termine il mio libro finché qualche dipendente non si sarebbe accorto della mia – giustificata e innocua – marachella quotidiana.

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Non dico che i libri debbano essere gratis, di qualcosa dovrà pur campare il povero (eticamente parlando) scrittore. Adesso conosco i retroscena, le spese, il lavoro e i sacrifici che la gente fa per pubblicare e mettere in vendita il proprio libro; capisco chi lavora dietro le quinte, gli editor, i traduttori, i grafici, tutti quelli che mettono insieme le proprie forze affinché quel libro possa essere letto da tutti. So che ci sono tasse, stipendi e bollette da pagare. Forse lo sapevo anche allora, ma un po’ condannavo quel mondo che mi impediva di leggere, semplicemente, perché non potevo comprare tutti quei libri che avrei voluto vedere sullo scaffale in camera mia.

Ma non è di questo che voglio parlare (ops, l’ho già fatto perdendomi nei meandri della mia infanzia da sfigata), piuttosto volevo concentrare l’attenzione sull’allarme che ogni due-tre mesi torna a farsi sentire nei tg, nelle televisioni, su ogni testata giornalistica: In Italia si legge poco, ci sono più scrittori che lettori.

Ho pensato di fare ricerche, di mostrarvi i numeri, di farvi vedere la verità in tutta questa faccenda. Ma poi, ho creduto inutile fare un lavoro del genere quando mi son fermata a fare una riflessione che, forse, diventa anche una mezza risposta.

Io non voglio creare discussioni o utilizzare delle scuse, del tipo che la vita adesso è cambiata, che è tutto molto frenetico, che anche le donne “adesso” lavorano e che ci son sempre meno casalinghe pronte a sollazzarsi con un bel romanzetto. Ho aperto questo articolo parlandovi della mia “esperienza” proprio per sottolineare che:

chi ama leggere lo fa in ogni caso.

Trova il modo, il tempo, il posto e la voglia per farlo.

E volevo soltanto condividere un pensiero, che è il seguente.

Facendo un esempio, ricordo che il primo libro a esser stato stampato, è la Bibbia di Gutenberg, intorno al 1455. Da quel momento in poi, provate a immaginare le tonnellate di testi che hanno cominciato a produrre. Ampliate la vostra visione non solo ai libri, ma ai giornali, alle riviste, ai racconti, alle poesie che sono stati diffusi negli anni.

Se io vi dico che in Italia, nel 2016, sono stati pubblicati 60.000 libri in un anno, quanti ne avranno stampati nel resto del mondo? E in tutti i secoli passati?

Ci sono meno lettori, o più libri da leggere? È colpa degli scrittori che continuano a scrivere troppo (come accusano alcuni), o semplicemente esistono più libri che persone?


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