Alieni psicopatici: romanzo di Sergio Beducci

Segnalazione romanzo

Alieni Psicopatici

  • Titolo:  Alieni psicopatici
  • Autore: Sergio Beducci
  • Casa editrice: auto-pubblicazione
  • Genere: romanzo di formazione/generazionale
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  • Link acquisto: Amazon

Trama:

Luca ha poco meno di trent’anni, vive a Roma, sceneggia e illustra fumetti; ha una madre che vive in Danimarca, un fratello che disprezza tutto quello in cui crede, un padre che lo ha costretto, con un ricatto, a frequentare una lunga serie di sedute da uno psicologo. La diagnosi certificherà che soffre di un disturbo evitante di personalità o DEP. Ma è Luca che rifiuta d’inserirsi nel tessuto sociale o è il mondo che gli hanno costruito intorno, con le sue rigide regole e strade sbarrate, a escludere lui e gran parte della sua generazione?

Prendendo spunto dal suo presunto disturbo, ha creato una serie di fantascienza, in cui un gruppo di alieni molto progrediti, gli Evitanti, ha invaso il pianeta Terra spargendo terrore.

Luca ha molti amici a cui piace organizzare feste illegali che durano giorni. A una di queste feste incontrerà una strana ragazza che sostiene, a certe condizioni, di poter avvertire il respiro dell’universo. Insieme affronteranno un lungo percorso di sofferenza e rinascita. Saranno complici, saranno amanti, si misureranno con padri violenti e con un mondo spietato che non esita a perseguitare donne libere, persone indifese, tutti coloro che non si sottomettono alle sue leggi.

Definiti con questo appellativo all’interno del libro, gli Alieni psicopatici allora sono proprio loro, la generazione che oggi ha tra i venti e i trent’anni, forse la più incompresa, la meno garantita dagli anni Sessanta ad oggi.

Pieno di riferimenti musicali, cinematografici, fumettistici e di culture underground giovanili, Alieni psicopatici alterna un registro ora ironico, ora drammatico, situandosi tra il romanzo generazionale e il romanzo di formazione.

Un libro sull’amicizia e sull’amore, sulla difficoltà di essere giovani in questo Paese, sul valore della libertà.

Alla fine di ogni capitolo il lettore potrà trovare link e codici QR che rimandano a brani musicali, frammenti di film, immagini.

alieni psicopatici

Estratti di Alieni Psicopatici:

“C’è anche Sara o meglio Fattina Verde, soprannome che le si è stampato addosso un paio di estati fa, quando appena tornata da Praga, si era presentata con tre bottiglie di Assenzio a 60 gradi e noi non avevamo escogitato di meglio che portarcene dietro un paio per le vie di Roma e festeggiare così il suo ritorno.

Serata indimenticabile. L’essenza decadente della Fèe Verte, della Fata Verde, aveva trasformato Piazza Navona trasfigurandola in una grande Montmartre, nostalgica, scapigliata, opalescente. Le anime dei poeti vegliavano su di noi, benevole e incoraggianti, e qualcuno aveva danzato seguendo la melodia di un violino che nessuno era riuscito a individuare.

Un ballo dissonante, scomposto, in qualche modo solenne. Ci eravamo ritrovati attorniati da un gruppo di americani che ci fotografavano con i loro smartphone giganti. Poi erano venuti i vigili che si erano avvicinati circospetti, osservando le nostre bottiglie di assenzio ormai semivuote. Sara aveva iniziato a correre e ben presto io e Virus l’avevamo seguita fuggendo dalla multa incombente.

Ci sembrava di essere dentro un film, invulnerabili ed eroici, amici o amanti, giovani per sempre. Eravamo in ‘Julies e Jim’ nella scena della corsa e Truffault ci osservava dal monitor di servizio e alla fine avrebbe sicuramente detto che la scena era perfetta, buona la prima e noi saremmo vissuti in eterno in una pellicola in bianco e nero.

Per quella notte era andata proprio così; sfuggiti ai vigili e agli invadenti fotografi americani avevamo continuato a vagare a passo di marcia per Roma, ubriachi di alcol e di vita, cantando vecchie, imbarazzanti canzoni d’amore. Ma quando ci eravamo fermati a riprendere fiato, sudati e un poco ansimanti, Sara ci aveva guardato con uno strano sorriso, le mani sui fianchi, ritta contro una luce gialla che sembrava assorbire i colori. «Mi sento un po’ fattina,» aveva detto. Poi era scoppiata in lunga, interminabile risata. In quel momento il suo nome è evaporato via per sempre sostituito dal suo nickname.”


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