Nella notte fugge il giorno: intervista all’autore Umberto Soldatelli

Intervista all’autore Umberto Soldatelli, autore di “Nella notte fugge il giorno”

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  • Parlaci di te, autore: Mi chiamo Umberto Soldatelli, ho trentotto anni e vivo in provincia di Roma, dove lavoro come libero professionista. Ho collaborato in passato con fiction Rai, intervenendo sulla scenografia, e inoltre ho collaborato alla scrittura di sceneggiature. La passione per la scrittura è una costante della mia vita che ha accompagnato da sempre il mio percorso artistico. Terminati gli studi all’Accademia di Belle arti di Roma ho capito che era l’unico modo per esprimermi e per confrontarmi con la realtà che mi circonda. La scrittura per me rappresenta questo miracolo di sapersi confrontare con gli eventi della vita e con l’evoluzione del nostro percorso umano. È la possibilità di intervenire direttamente sulla realtà, modificandone alcuni aspetti.
  • Qual è il titolo del tuo romanzo. A quale genere appartiene? Il titolo del libro è “Nella notte fugge il giorno”. Genere: narrativa.
  • Come è stato pubblicato? Il romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice Il seme bianco, partner Castelvecchi. E’ una nuova realtà dell’editoria non a pagamento ed è curata da Michele Caccamo. La gestazione del romanzo è  stata piuttosto complicata, poiché dalle prime bozze ho dovuto tagliare molte pagine e il lavoro di riscrittura è stato piuttosto lungo e impegnativo. Tuttavia devo dire che dalla prima versione non sono affatto pentito dei numerosi tagli, e credo che, nonostante le numerose revisioni abbiano ritardato di molto la pubblicazione (il libro doveva uscire un bel po’ di mesi prima!), allo stesso tempo hanno snellito il racconto e hanno reso più dinamica e funzionale la storia. Era un manoscritto che avevo nel cassetto da qualche anno, già a un passo dalla pubblicazione un po’ di tempo fa, ma che poi ho ritirato all’ultimo, non soddisfatto del risultato finale. Ora devo dire di essere fiero di tutto il lavoro fatto: il romanzo parla di realtà, di vita quotidiana, di problematiche connesse ad una vita sociale frenetica e distorta. Lo fa in modo ironico, spesso cinico. Tuttavia, scrivendolo volevo che fosse anzitutto credibile; uno spaccato in cui riconoscersi e sul quale ragionare. La cosa che più mi interessa è lasciare nel lettore molti punti di domanda.
  • Parlaci della trama: Norman, trentenne assistente sociale, rivive in un lungo  monologo le tappe salienti della sua vita. Una confessione appassionata che da vita al romanzo partendo dal periodo felice dell’infanzia, quando vedeva suo padre come un eroe che usciva coraggiosamente di casa sfidando le intemperie per portare a casa lo stipendio. “Tornava dai suoi turni massacranti stanco morto, senza neanche la forza di gustarsi la sua adorata cena: ma lo doveva fare per noi! Per ché io diventassi presidente della Repubblica. O senatore. O avvocato. E lui sarebbe stato fiero di aver lucidato culi con la lingua per una vita intera”. Un padre che è visto con tutto l’amore e l’amarezza dell’incomunicabilità figlia di una divario generazionale autentico e sempre presente. Di tutt’altro stampo, il rapporto quasi morboso con sua madre, una donna malinconica che “disinfettava lo zerbino con l’antiparassitario”, amareggiata per essersi sacrificata in casa e non aver proseguito la sua carriera di insegnate. Elementi che sin dal principio predispongono Norman ad una particolare sensibilità, fino alla scoperta di un segreto che affonda nella sua nascita e che lo ha reso sempre così diverso da tutti gli altri. Comincerà così un percorso per riscoprire se stesso, tra avventure disastrose con donne infantili, spesso simili a sua madre, e situazione al limite del paradossale. Norman si ritroverà a trent’anni con i dubbi esistenziali di sempre e con lo stesso bisogno di sentirsi accettato. Ma anche con le stesse domande che lo accompagnano da una vita: “Perché la mia vita si era incrinata? Perché ebbi sin da piccolo la sensazione di essere diverso da tutti gli altri?” E’ proprio per trovare la risposta a tutte queste domande, che dopo l’ennesima storia d’amore disastrosa deciderà coraggiosamente di cambiare la sua vita, scoprendo, forse, chi si nasconde dietro all’immagine costruita da lui stesso e il suo ruolo nel mondo.
  • Come ti è venuta in mente l’idea sulla trama e i personaggi? I personaggi mi vengono in mente vivendo la vita di tutti i giorni; quelli del romanzo, in particolare, son nati osservando amici, conoscenti; persone che mi hanno catturato per qualche stranezza, per qualche “asincronica” con il mondo, come dico io. Poi li riunisco e spesso escono fuori personaggi interessanti. Il protagonista, Norman, è un po’ l’insieme di molte persone e amici che ho conosciuto e che conosco, a cui ho aggiunto anche molto di autobiografico. Tuttavia ho cominciato a scrivere il libro senza partire da una trama ben precisa, ma più che altro da un idea, da uno stato d’animo, come faccio di solito. Poi, se la storia funziona in genere si dipana davanti ai miei occhi. Molto spesso mi capita di trovarmi in un punto che non avevo premeditato prima.
  • Parlaci della copertina: La copertina è stata elaborata insieme alla casa editrice, a cui ho dato l’idea di base. Volevo che ci fosse un bambino in situazioni ordinarie, nella cosiddetta quotidianità. Forse per comunicare una strada ancora da compiere, o forse per racchiudere in un’immagine un concetto, quello di “essere fedeli a se stessi, come sono i bambini prima che la vita li modelli entro stampini predefiniti. O forse perché fanno pensare alla fuggevolezza della cose, chissà…
  • Perché le persone dovrebbero decidere di leggere la tua opera? Credo che più di ogni altra cosa questo romanzo esprima un concetto fondamentale: trasformare se stessi in quello che si vuole, seguendo un percorso unico di vita, anche passando attraverso prove spiacevoli. Come ho detto, mi piace sollevare domande, quindi nessuno troverà risposte a situazioni specifiche o a dubbi esistenziali. Ma sono sicuro che molti lettori si ritroveranno a condividere le angosce esistenziali, le insicurezze, e la voglia di essere accettati del protagonista; e per questo il loro fardello sembrerà per un attimo meno pesante. O almeno spero…

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI A UMBERO SOLDATELLI

 

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