Incipit per il concorso di scrittura creativa

Qui di seguito vi presentiamo l’incipit ideato da noi per i partecipanti al concorso di scrittura creativa. Dovrete partire da questo per creare la vostra storia.

Attenzione: siete liberi di scegliere se narrare la storia in prima o terza persona singolare, femminile o maschile, servendovi dei tempi verbali che più gradite, modificando l’incipit sotto questi aspetti. La storia potrà appartenere al genere letterario che più vi aggrada. Non dovrà superare le 4000 parole, incipit escluso. 

Vi ricordiamo che per candidarvi, dovrete commentare sotto questo articolo, indicandoci il vostro nominativo e un recapito (profilo facebook o indirizzo mail) per favorire eventuali nostre comunicazioni.

Avete tempo fino alla mezzanotte di Sabato 19 Agosto per inviare le vostre candidature. Al termine, effettueremo il sorteggio che decreterà i 15 partecipanti del concorso.

 

Incipit:

“Tic. Tic. Tic.”
Sembrerebbero goccioline d’acqua. Piove. Un’amara meraviglia pervade e mi accende l’animo. Mi chiedo come faccio a riconoscere questo rumore, persino a dargli un nome. Un momento, mi serve un momento per pensare. Una goccia tiepida mi cade sulla fronte; non riesco ad aprire gli occhi, le mie palpebre sembrano incollate. Sento il mio corpo: c’è, ma non riesco a muovermi. Sono come paralizzato.
Non recepisco alcun dolore, non è quella la sensazione che ho in circolo. Tento di far spazio nella mia mente, alla ricerca di ricordi. È tutto così buio.

Provo a muovere la bocca, con rabbia ascolto quelli che sembrano essere solo suoni confusi e privi di significato. La mia capacità di parlare non è al passo con i miei pensieri. Un’altra goccia mi cade sul viso, d’istinto mi sforzo di aprire gli occhi.
“Aaaaah!” Emetto un rantolo di dolore, ho commesso uno sbaglio. Aprire le palpebre in quel modo è stato come permettere a fiamme ardenti di penetrare nel mio sguardo. Il dolore sembra aver risvegliato i miei muscoli, così le mie mani raggiungono il mio viso e lo stropicciano tastandone la consistenza: tento di riportarmi alla realtà. Cerco di abituarmi pian piano al fascio di luce che entra dalla finestra. Mi guardo intorno, non capisco dove sono.
Inspiro. Un fetido odore mi invade i polmoni. Ho caldo. Troppo caldo, il sudore mi cola dalla fronte come una cascata. Guardo fuori, il sole sembra sfociare in un pallido tramonto. Solo quando la parete alla mia destra comincia a prendere fuoco, mi accorgo che quel posto sta bruciando.
Sento un peso sul petto, fatico a respirare. Ma non è unicamente colpa dell’ossigeno che comincia a mancare, ho qualcosa sul torace. È un oggetto rettangolare, morbido, rivestito di pelle. Un libro, un diario, qualcosa del genere. Raccolgo ogni briciolo di forza che sento di avere e provo ad alzarmi. Mi trascino verso la porta, procedo a tentoni per trovare una via d’uscita. La mia vista è ancora annebbiata.
Sbatto contro le pareti roventi, tengo stretto quel libro per non perderlo e tento di trovare una via d’uscita. Non riesco più a reggermi in piedi, respiro a fatica, parte del mio corpo sembra non rispondere ai miei comandi. Mi butto sull’ultima porta che si apre mostrandomi un nuovo mondo. Sento i raggi del sole sfiorare la mia pelle. Accarezzo le cuciture di quel libro che custodisco preziosamente, tenendolo stretto. Inspiro un’ultima boccata d’aria fresca prima di chiudere gli occhi e riposare, anche solo per un istante.

 

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