Il torto: intervista allo scrittore Andrea Venturo

Intervista: Il torto

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  • Parlaci di te, autore: Mi chiamo Andrea, ho 45 anni e vengo da molti posti diversi. Roma è la città dove sono nato, poi c’è la stazione Cerveteri-Ladispoli dove ho trascorso tutte le estati dal 1975 al 2008 gironzolando in bicicletta tra le colline, c’è Reykjavik dove ho accompagnato il prof. Otto Lidenbrok prima che sparisse tra i ghiacciai dello Snaffles e dove poi sono tornato nel 2007 (in aereo, stavolta) per vedere se trovavo il buco indicato dalla cima dello Scartaris. No, non si vede, però il panorama è molto bello. C’è Berlino, dove ho pianto sui resti del muro e nel museo dedicato alla Shoah e c’è Trieste, Bruxelles, Toronto, Christchurch… ma pure Barsoom che ogni tanto fa capolino tra i miei ricordi. Mi piace viaggiare e quando non riesco a farlo nella realtà ci pensa la fantasia a portarmi là dove nessuno è mai giunto prima (e grazie a mia moglie ci sto riuscendo anche coi pupini al seguito). Scrivo da quando ho imparato, nel 1975 appunto, e da allora non ho più smesso, ma prima ancora che scrivere leggo e amo immaginare quel che emerge dalle parole. Questo modo di leggere mi porta lontano da saggi e libri “di studio”, ma mi ha portato sul ponte di coperta del Pequod a strillare “soffia, soffia!” aggrappato al bompresso mentre il capitano Achab preparava l’arpione. Ho anche visto il cannonissimo puntare alla luna e centrare Berlino, prima che alcuni americani riuscissero, come nel film realizzato da Meliès, a spedire un proiettile con equipaggio sulla Luna. Ho tossito come un disperato mentre Yanez raccontava le sue prodezze tra volute di fumo azzurrino e me la son fatta nei pantaloni quando, passeggiando per le vie di Derry (Maine, USA) un clown mi ha offerto un palloncino… insomma ho viaggiato in tutte le direzioni, incluse alcune che anche solo a immaginarle danno le vertigini. Finora non avevo pubblicato nulla a parte un racconto nel 1991 sulla rivista Mc Microcomputer, non era male… la rivista, intendo. In compenso ho un cassetto traboccante di cose che, una volta editate a dovere, potrebbero piacere. Nel 2012 ho creato un blog “Malichar” dedicato ad uno dei miei personaggi del gioco di ruolo, il mago Yor: complice il matrimonio non avevo più tempo per le partite con gli amici e il mio personaggio preferito era finito ad ammuffire in una piatta scheda cartacea accanto ai dadi. Così mi sono armato di tastiera e ho iniziato a raccontare qualcosa del mondo in cui viveva, cambiando nomi e luoghi per evitare di plagiare il gioco e l’ambientazione originale. Cambia oggi e cambia domani è saltato fuori un continente, poi un pianeta, un sistema solare e un universo con sei dimensioni e parecchie altre cosette interessanti. Nel frattempo sono arrivati due figli (forse tre, vediamo un po’ che succederà tra nove mesi) e ho scoperto cosa fa un editor, a patto di avere qualche soldo da investirci sopra e allora ho detto “Si può fare!?!” e ho cominciato a scrivere sul serio. Una specie di biografia la trovate qui.
  • Su quali siti pubblichi? Principalmente sul mio blog e su wattpad
  • Qual è il tuo Nickname? Il mio nickname è “Nettuno”, nato nel 1978 dopo l’arrivo di Goldrake in TV. Cosa accomuna uno dei più famosi robot creati da Go Nagai e un dio pagano? Quell’anno ero in II elementare, a scuola dalle suorine e dopo la terza puntata del cartone vietarono a noialtri pupini di giocare ai super-robot. Troppi magli perforanti, calci spaziali e dischi da combattimento. Così insieme ai miei due fratelli ci inventammo un giochino più elevato, culturalmente parlando. Mio fratello si prese il ruolo di Saturno/Crono dio del tempo, mia sorella si prese Venere/Afrodite dea dell’amore e io divenni Nettuno, dio dei mari. Così mentre le suorine si affannavano a censurare i comportamenti violenti di certi ragazzini, tre di essi giocavano tranquillamente a fare gli dei pagani tra una preghiera e una lezione di catechismo. Nel corso degli anni ho racimolato qualche altro soprannome, ma Nettuno è quello cui son più affezionato. L’altro è la versione anglofona del mio nome Andrew Next (next = prossimo, venturo) e lo uso per giocare a fare l’inglese. In francese suona come André Prochain, che pure promette bene, dovessi tradurre qualcosa per l’estero…
  • Link del tuo profilo sul/sui sito/i: WordPress – Wattpad
  • Qual è il titolo del tuo libro? Il Torto
  • A quale genere appartiene? Fantasy, High Fantasy per l’esattezza (magia strutturata, creature mitiche, vita breve per i personaggi non protagonisti… cose del genere), cui ho dato una spruzzatina di Thriller
  • È un’opera completa? Ni. Per scelta scrivo solo storie auto conclusive. Però sono tutte inserite in un quadro molto ampio per cui a leggerle tutte si ottiene una storia molto grande.
  • Link per reperire il tuo scritto: Amazon (solo ebook, il cartaceo uscirà a settembre insieme a I razziatori di Etsiqaar)
  • Parlaci della trama del tuo libro: E’ molto semplice: c’è un mago che sparisce insieme ai suoi compagni. Di lui rimangono uno zaino e un bastone magico. Quattrocento anni dopo un ragazzino di nome Conrad Musìn viene accusato del furto di una torta e nel tentativo di discolparsi trova zaino, bastone, ladri di torte e la possibilità molto concreta di lasciarci le penne… e sì, la morale è che anche dietro a una torta rubata può nascondersi un pericolo mortale.
  • Siamo curiosi, come ti è venuta in mente l‘idea sulla trama e sui personaggi? Ho creato un’ambientazione enorme, con creature mitiche, magia (ne ho studiato il funzionamento a partire dalla meccanica quantistica… un grazie a Piers Anthony e al suo “attraverso la clessidra” per questo) e creato una sorta di ibrido tra Tschai (Jack Vance) e Discworld (Terry Pratchett) con commistioni provenienti da ogni dove (se inizio con l’elenco degli autori da ringraziare comincio con Asimov e finisco con Zelazny). Complice la mia passione per i giochi di ruolo è stato molto facile immaginare questo luogo dapprima statico, in ogni suo elemento, e poi farlo cominciare a vivere. Io ho solo preso appunti su quel che vi accade. Il nome Tharamys è un piccolo omaggio al mio GdR preferito, Musìn deriva dal veneto come tutti i nomi che hanno origine nell’area geografica del protagonista così da dargli un po’ di coerenza (mia nonna materna era Friulana). Ho ancora gli incubi causati da racconti con personaggi dai nomi fantasiosi e cacofonici tra loro come Dunedain e il suo cavallo Bob: ho curato moltissimo la toponomastica e gli aspetti linguistici dei vari popoli. Il Torto non aveva questo titolo all’inizio, era “Il torto della torta”, ma suonava troppo umoristico e si rischiava di confondere il lettore. Non c’è molto da ridere nella storia. Mi piaceva l’idea del romanzo di formazione, ma ho sempre detestato le epopee in tredici volumi. Anche le trilogie. Così mi sono ricordato di Alfred Hitchcock e i Tre Investigatori, serie creata da Robert Arthur, ma deliziosamente coerente nella sua ambientazione e costruita per episodi tutti rigorosamente autoconclusivi. Arthur era un giallista coi controfiocchi e mi son detto: perché no? Mettiamoci un po’ di giallo nel fantasy che le storie epiche con oscuri signori pronti a dominare l’universo mi hanno un po’ stufato… insomma Howard, Wagner (no, non il musicista) e pure Burroughs han detto tutto il necessario al riguardo. Ed ecco che sono nate le Cronache di Tharamys, ci sono io che guardo il mio mondo, con la lente perché è molto dettagliato, e prendo nota di cosa fanno i suoi abitanti. Al presente: tutte le storie sono narrate al presente perché… be’ non è accaduto tanto tempo fa’, sta accadendo adesso, anche mentre scrivo. Il Torto ha un ambientazione Fantasy, la vicenda racconta di una indagine tramite la raccolta di indizi, c’è avventura e azione, e pure una spruzzatina di giallo. A breve uscirà “I razziatori di Etsiqaar” dove Conrad dovrà vedersela con i gentiluomini presenti nel titolo, nell’episodio successivo che uscirà sempre in self (se un editore non si interessa prima) dal titolo “Un piatto freddo” ci sarà di mezzo un altro tema caro al giallo “la vendetta” e poi ci sono altri tre episodi in cantiere, collegati tra loro dall’ambientazione, dai personaggi e da una specie di fil rouge che li unisce, ma senza dipendere l’uno dall’altro per la comprensione. Il Torto è una specie di “episodio pilota”, gli altri sono romanzi e i protagonisti cambiano. Un po’ come fece la Bradley col suo Darkover o la McAffrey coi suoi dragonieri.
  • Perché le persone dovrebbero decidere di leggere la tua opera? Perché è scritto bene, è curato, la storia finisce e non continua nel prossimo episodio… quasi. Qualche elemento per stuzzicare la curiosità e leggere altro c’è, ma i conflitti del protagonista vengono risolti con la fine della storia. Questa è una delle caratteristiche che contraddistingue il Torto e tutte le altre storie che ho in cantiere. Inoltre: se qualcuno ha letto questa intervista fin qua, ho detto abbastanza per fare un salto su amazon e, perlomeno, dare un’occhiatina alla sinossi.  Il tasto “acquista” è lì accanto… basta un click.

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