Candidature per la sfida tra gli incipit

  • Lonely Souls: Le streghe di New Orleans
    Autore: Andrea Romanato
    Incipit: “Tutti a questo mondo pensano che l’anima sia qualcosa di puro, genuino, sacro.
    Non è così. L’anima è imprevedibile, crudele e selvaggia.
    Dico questo perché l’ho vissuto in prima persona e continuo a viverlo ogni giorno. Quello in cui mi trovo è un mondo segreto pieno di sangue e dolore, dove l’unica regola per sopravvivere è uccidere prima di essere uccisi.
    Il mio nome è Erik Crane e questa è la mia storia.”

  • Le avventure del Puntatore Autore: Andrea “Aven” Ventura
  • Incipit: Tutti i giorni sempre la stessa storia! A volte è imbarazzante ciò che mi ritrovo a selezionare ma, d’altronde, se il mio padrone decide così, chi sono io per protestare? Ah, già, non mi sono presentato. Sono il Puntatore. Forse mi conoscete, sono quella freccina bianca che usate ogni dì per i vostri comodi. Voglio raccontarvi ciò che mi sta succedendo. Legato al Mouse come sono, mi ritrovo ogni giorno a selezionare parole su parole, e a volte anche link di pornazzi che non sto qui a descrivere. Il mio padrone, tuttavia, oggi ha deciso di lavorare un po’, e gli serve pertanto copiare e incollare una roba da un archivio talmente noiosa che mi sto addormentando nel leggerla, con conseguenti suoi improperi: mi incita a muovermi, insultando tutti i miei antenati. Ma che ci posso fare io, se certe cose mi accelerano il sonno?

  • Memorie di un eretico
    Autore: Niccolò Salvadorini (Di battesimo) Aurelio Ignani (D’arte)
    Incipit: ”Gli occhi di Aerith scivolavano sul profilo di Ianua, che si palesava alla finestra principale del suo palazzo. Mentre esplorava con lo sguardo ricordò il modo in cui si era guadagnato quella vita fatta di privilegi. Si ricordava bene di quel giorno, ormai perso nelle sue piccole memorie.
    Elaborò una breve cronaca di quei momenti, rifacendosi ai ricordi che scivolavano rapidamente nella fitta ragnatela dei suoi pensieri. Ravvivando una visione ormai lontana. Si tuffò in quei momenti. Rimembrava che la luce del mattino irradiava ogni filo d’erba delle tenute dell’imperatore Carolus. La figura imponente del monarca sfrecciava sul suo cavallo, impugnando fermamente il lunghissimo arco, da cui scoccava frecce dal secco vibrato. La sua corte fatta di artisti, cardinali e rampolli lo rimirava, sempre pronta a annegare nell’ozio. Aerith si compiacque mentre ricordava l’aspetto glorioso del signore di Amulia, con il sole che faceva brillare ancora di più la sua corazza. La coltre di occhi truccati e sguardi spenti fu attraversata da un applauso, mentre l’imperatore sollevava la carcassa di un cervo con una sola mano.
    Un grido sfumato riecheggiò tra le file.
    Qualcosa strisciò tra le foglie e guizzò fuori dal sottobosco, azzannando un braccio del sovrano, che subito cadde a terra con un tonfo secco, mentre una bestia tozza e scura strisciava via.
    Il cardinale Dévot si lanciò in una rincorsa disperata, trascinando il suo sovrano alla luce del sole.
    ”Presto medico!” ”

  •  Scarlet – Morire per vivere Autore: Chiara Casalini
    Incipit: “I ricordi sbiadiscono nello scorrere di un Eterno, perdendosi nelle nebbie del tempo”
    Così, questa notte inizio a scrivere la mia storia, seguendo il consiglio dell’ultimo uomo che ho amato, colui che ha posto fine alla mia vita e dato inizio alla mia non-vita, condannata a nutrirmi solo di chi lui mi ricorda. Mai abbastanza lontana per dimenticarlo; incapace di recidere questo legame.”

  •  La Linea del destino – Panesi Edizioni Autore: Daniela Tresconi
  • Incipit: Arcola, 23 dicembre Anno del Signore 1339. Freddo, pioggia e nevischio, Amelia correva veloce, sapeva che la stavano raggiungendo. La inseguivano fin dalla Piazza del Castello, la cercavano e non le avrebbero dato scampo. Allora giù, di corsa, lungo i “carrobbi” scivolosi e umidi, con il rischio di cadere. Voleva arrivare vicino alla sua casa, prendere poche cose, magari una coperta, un po’ di pane e scendere fino alle Tre Fontane, lì avrebbe potuto nascondersi nel bosco, forse non l’avrebbero trovata. Lì era il suo mondo, lì sarebbe stata salva. Sentiva i cani e le urla, erano vicini poteva quasi respirare il loro odio. Aveva inutilmente sperato che non sapessero di quel piccolo essere dentro il suo grembo. Non le interessava per sé, le dispiaceva solo per lui. Sapeva che se l’avessero raggiunta, per entrambi non ci sarebbe stato un altro giorno. Perché volevano ucciderla? E perché quelle accuse terribili? Aveva 17 anni, Amelia, quando fu raggiunta dal gruppo di uomini, con lanterne e forconi la trascinarono nello spiazzo delle Tre Fontane, gridavano…

  •  Lei non deve sapere Autore: Giusy Amato
    Incipit: Geraldine Cooper direzionò la sedia a rotelle verso la libreria, aprì l’anta in basso e a fatica estrasse un vecchio album di foto ben nascosto dietro cartelline zeppe di documenti e ricevute di pagamento. Il figlio aveva minacciato di bruciarlo se l’avesse trovato ancora in giro e lei aveva individuato quel nascondiglio, tutto sommato non così difficile da scoprire, ma era fermamente convinta che se si vuole nascondere bene qualcosa, la si deve lasciare sotto al naso di chi la cerca.
    Peter era uscito presto e non sarebbe tornato prima di sera. Da un po’ di tempo Geraldine era preoccupata per quel figlio che diventava sempre più silenzioso e irascibile. Evitava di fargli troppe domande, terrorizzata dall’idea che andasse via di casa come aveva fatto qualche tempo prima. Era sparito per quasi un anno e lei per poco non era morta di dolore. A causa del forte stress, così le dissero i medici, e nonostante la sua ancora giovane età, un ictus l’aveva costretta sulla sedia a rotelle. Malgrado ciò, non aveva mai colpevolizzato il figlio per quel suo stato di invalidità, era troppo felice di riaverlo nuovamente a casa.
    Cominciò a sfogliare l’album chiedendosi dove fosse finita la ragazza innamorata e sorridente immortalata in quelle foto. Rimase a fissare un ritaglio di giornale che riportava l’immagine dell’uomo che le aveva promesso amore eterno e al quale non aveva mai detto di aver partorito suo figlio.

  •  Maybelle Tentazione Proibita Nome autore: Giulia Masini
  • Incipit: Il Drury Lane quella sera sembrava al completo, constatò Damon Crawford, marchese di Pembroke, mentre, riprendendo posto su una delle poltroncine in velluto rosso, gettava un’occhiata distratta alla platea e ai palchetti davanti a lui. Accomodandosi meglio, osservò il sipario riaprirsi lentamente e si preparò ad affrontare un altro atto della rappresentazione. Il teatro era di sicuro la cosa che gli era mancata di meno durante la sua lunga assenza dall’Inghilterra, e quelle che stavano passando erano sicuramente le ore più noiose degli ultimi ventotto anni: ovvero di tutta la sua vita. Certo, se avesse potuto scegliere, non sarebbe mai rientrato in patria, ma i suoi doveri di nuovo marchese di Pembroke gli avevano impedito di continuare a vivere in quella che negli ultimi tempi era divenuta la sua casa: Costantinopoli, nel palazzo di Muhan Demir, un giovane soldato turco che aveva conosciuto in Crimea dopo il secondo bombardamento a Sebastopoli. Suo padre era passato a miglior vita da cinque mesi: stroncato dal mal di cuore, gli aveva scritto sua madre. Damon non avrebbe mai detto che un cuore duro come una pietra potesse essere così fragile, e invece suo padre non c’era più e lui era stato invitato da sua madre a rientrare al più presto a Londra per prendere il posto che gli spettava. A quella sua richiesta era rimasto basito: quando aveva deciso di partire per la guerra il defunto marchese, dopo averlo deriso come era solito fare per ogni cosa, aveva minacciato di farlo estromettere dal testamento.

  • Il Signore dei Racconti Autore: Elena Mandolini
  • Incipit: “Bastardi! Bastardi! Bastardi!”
    Più mi guardo allo specchio e più mi faccio schifo. Almeno avessi avuto il coraggio di rispondere. E invece niente. Con le mani stringo il bordo del lavandino, fino a che non mi fanno male. Il dolore fisico si sopporta più facilmente. Gli scherzi e le derisioni. Quelli sì che sono difficili da mandare giù. Ciò che proprio non sopporto, però, è l’umiliazione. Non tanto per quello che dicono, ma perché ho la consapevolezza di non possedere il coraggio di reagire. È questa la mia umiliazione. Sarebbe bello se fra le mie mani non ci fosse questo insulso lavandino, ma qualcuno in carne ed ossa. Oggi, poi, la testa mi fa male più del solito.

  • Scythes of death Vol. 1 – Phantom Autore: Lida Deghkhadirian
    Incipit: Appoggiata contro la lapide di qualche sconosciuto, osservavo il cielo azzurro solcato da rade nuvole chiedendomi per la milionesima volta come potevo esser finita in quella situazione.
    Ero nel cimitero di Cookeville, considerato uno dei più inquietanti al mondo. Le tombe, disposte in ordine sparso, erano adornate con incisioni di vario tipo, tra cui simboli esoterici solitamente utilizzati durante i riti satanici che, come si vociferava, avvenivano di frequente durante le silenziose notti della cittadina.
    Ero bloccata lì da tre giorni e avevo osservato con i miei occhi quelle macabre cerimonie compiersi quasi ogni notte, ma volevo evitare di tornare indietro, a casa mia, e trovarmi qualcuno che girava per le stanze.
    Da qualche giorno, infatti, avevo un nuovo coinquilino. Ero fuggita prima del suo arrivo per non incontrarlo, non sapevo neanche se fosse un uomo o una donna e non ero intenzionata a scoprirlo, visto che si era appropriato della mia casa. Per me era solo un intruso.
    Vi era stato commesso il mio omicidio e pensavo che nessuno volesse viverci. Sospirai tristemente mentre cercavo di ricordare qualche dettaglio della mia morte ma, come al solito, non riuscivo a focalizzare neanche un’immagine. Non riuscivo a ricordare le dinamiche del mio decesso, non sapevo chi era stato ad uccidermi, come era accaduto o perché, e nemmeno cosa feci quell’ultimo giorno. Sapevo solo che quando avevo ripreso i sensi ero al mio stesso funerale.

  •  Un Amore di Farfalla Autore: Roberta Damiano
    Incipit: Divertimento, era il mio motto. Non era vita senza una bella festa con musica a tutto volume, alcool in grande quantità e un bel ragazzo con cui passare una serata senza pensieri.
    Mi chiamo Samantha Turner, ho ventotto anni, lavoro part-time insieme a Miguel e Sophie nella Boutique C.S all’interno della nuovissima struttura alberghiera del South Beach e sono felicemente single.
    Melanie era riuscita nel suo intento e Christopher, non da meno, l’aveva aiutata a realizzare il suo splendido sogno. Certo, era ancora all’inizio, ma i suoi vestiti andavano a ruba! Ero davvero felice e soddisfatta di sapere che la mia migliore amica avesse riscosso tanto successo ed ero ancora più contenta di non dover mai più lavorare al ristorante per quel capo farabutto spilla soldi. Adesso potevo dedicare più tempo a me stessa -non che prima questo non accadesse- senza un fidanzato che rompesse continuamente perché uscivo fino a tarda notte a divertimi. Avevo lasciato Jason per questo motivo, e avevo dannatamente fatto bene; il giorno dopo mi ero ritrovata con la casa sottosopra e un duro avvertimento, ma non mi incuteva di certo paura. Dopo l’accaduto ero sempre più convinta che le relazioni a lungo termine fossero una gran cavolata -o almeno la questione valeva solo per me-, perché alcune persone riuscivano a vivere insieme senza problemi. Io non ero una di quelle. Relazione voleva dire impegno che richiedeva l’essere una coppia e di conseguenza avere fiducia l’uno nell’altro e io non ero proprio il tipo.

  •  Il segreto dell’immortalità Autore: ROBERT KING
    incipit: “In passato la Valle del Nord era territorio pacifico e solare ove ogni singolo abitante si sentiva libero di recarsi a dormire, nel cuore della notte, con l’uscio di casa spalancato.
    Lì nel Nord, grazie ai ricorrenti sacrifici in onore della Dea Artemide, gli animali pascolavano e ingrassavano in mezzo ai campi verdeggianti dei contadini, gli alberi crescevano alti e robusti donando al popolo frutti prelibati da gustare e i soldati oziavano indisturbati sul posto di guardia.
    Da quelle parti nessuno si sentiva minimamente minacciato: solamente furtarelli irrilevanti in qualche chiosco di viveri, o in piccole botteghe d’artigianato dislocate per le strade della città principale, dunque non v’era ragione alcuna d’allarmarsi.
    Il Regno viveva giorni felici, lontano dalle orribili e sanguinose guerre che, invece, caratterizzavano gli altri regni ai piedi delle Montagne Rocciose, oltre le quali mai nessuno aveva osato spingersi: si vociferava che laggiù vi fosse solamente morte e desolazione.
    Il popolo del Nord era stato l’unico, almeno fino ai giorni odierni, ad aver scoperto gli enormi vantaggi prodotti dal commercio, riuscendo a trarne grandi benefici per lo sviluppo locale, culturale, oltre che economico.”

  •  Cursed Autore: Sara De Rosa
    Incipit: «Melyor, dobbiamo fare qualcosa! Il maleficio sta per essere lanciato!» disse una delle quattro streghe riunite di fronte alla regina, mentre tutto intorno a loro tremava e crollava.
    «Non c’è più tempo, è troppo tardi!» esclamò Melyor con il volto segnato dalla preoccupazione. Se solo si fosse resa conto prima di cosa stava succedendo, di chi aveva a fianco, tutto quello non sarebbe successo, ma nonostante tutto non poteva pentirsi per le sue scelte, perchè l’avevano portata ad un dono meraviglioso. «Io non posso fare niente per contrastarlo, ha usato il mio sangue per invocare la magia nera, i miei poteri non hanno più effetto su di lui…posso fare solo una cosa» disse guardando le sue amiche con determinazione. Si conoscevano da così tanto tempo che bastò uno sguardo per capirsi.
    «No, non puoi farlo! Quell’incantesimo è troppo potente, ti ucciderà!»
    «Lo so… ma va bene così» disse Melyor con espressione serena, mentre la terra tremò ancora e il castello si sgretolava davanti ai loro occhi. «E in questo modo il maleficio si scioglierà, non può essere rubata una magia che non c’è più. Dovete colpire nel momento stesso in cui lancerà il suo maleficio, sarà più vulnerabile. Enid, Kolum, Kensa, Delen, conto su di voi» le streghe annuirono con i volti segnati dalle lacrime.

  • Tutte le parole del Mare Autore: Moka
    Incipit: 9 Luglio  Sono seduto al mio tavolino in compagnia di una tazza di caffè, un amico e il sentimento per una ragazza… che mi sconvolge.
    Le mie vele riposano, mentre i pensieri si sollevano, ora che il vento tace. Il Mare ha deciso di non accogliermi oggi, tra le sue onde, lasciandomi in balia di domande che non troveranno riposo se non sulle Vostre labbra. La ciurma si crogiola al sole del sud dove acque pro¬fondamente limpide rispecchiano il mio esistere e amano ogni costa coraggiosa. Nel silenzio, tra le sterpaglie im¬mobili, le rocce nere aguzzano lo sguardo prima di preci¬pitare attratte dal liquido desiderio.
    Le cicale cantano frenetiche. Gli uomini si lasciano lusingare dalla giovialità dell’acqua dimenticando, per qualche istante, l’incertezza suscitata dalle leggende che battono l’isola. Si narra, infatti, che fu una strega a mo¬rire in questo lembo di Mare per amore di un pirata. La donna fu adulata dal filibustiere che desiderava solo de¬rubarla delle formule sull’arte magica.
    Quando ella capì le intenzioni del ladro dei suoi senti¬menti, furiosa all’idea di essere stata ingannata, si suici¬dò gettandosi dalla scogliera.
    Con quel gesto si vendicò del vile, utilizzando un ulti¬mo incantesimo: si trasformò in un gigante e, come se un pezzo di roccia si fosse staccato dall’isola, si lasciò sommergere dalle acque provocando una tempesta che travolse il pirata convinto d’esser ormai lontano.

  •  I Canyons di Manhattan Autore: Alisia Perri
    Incipit: “La musica al Black Corner era da sballo. Il locale più cool di New York sulla 58th aveva la sua serata migliore il giovedì, ma Ryan Harris, secondogenito di una delle più influenti famiglie della città, trascorreva lì diverse serate durante la settimana, trascurando gli innumerevoli impegni di lavoro. Questa era una delle cause principali delle furibonde liti con il fratello maggiore, Mike Harris.
    Ryan era famoso per l’atteggiamento da strafottente, i suoi magnifici occhi verdi e il corpo atletico che calamitavano l’attenzione di diverse fanciulle, attratte dal bel rampollo che amava divertirsi.
    Era circondato da molti amici e da belle donne e a volte succedeva che, come quella sera, si ritrovasse chiuso nel bagno del locale alle prese con una bionda o una rossa focosa. Quella sera aveva scelto due gemelle asiatiche, due fotomodelle delle riviste patinate che aveva rimorchiato al bar. L’una era intenta nello sbottonare i suoi jeans, mentre l’altra si dava da fare torturando di baci il suo collo e il suo petto.
    A lui bastava semplicemente sfoderare il suo sorriso seducente, e il corpo fasciato da una camicia bianca, che lasciava poco spazio all’immaginazione nel disegnare la scultorea schiena, faceva il resto. Aveva offerto a entrambe un bicchiere del migliore champagne in circolazione e le aveva invitate al tavolo. Ryan era dannatamente attraente e la cosa più devastante era la sua consapevolezza.
    Aveva la capacità di sedurre qualsiasi donna, le capiva, aveva il dono di interpretare qualsiasi loro atteggiamento, ma non desiderava legarsi”.

  • Mare Insanguinato Autore: Robert King
    Incipit “Il cielo fu improvvisamente inghiottito da dense nubi grigie e l’oscurità prese ad allungare i propri tentacoli oscuri in ogni dove; le onde del mare carezzavano lo scafo della nave in un abbraccio mortale facendola danzare come impazzita, sottomessa alle terribili raffiche di vento e alla spaventosa tempesta appena esplosa.
    I lampi squarciavano il cielo in due perfette e meravigliose metà e la luna, tonda e pallida, spiccava nel buio in maniera spettrale, ammaliando ogni singolo occhio umano che si fosse sollevato per ammirarla.
    La Black Victory, famosa nave Pirata sfuggita alle truppe della Marina Militare nonostante i numerosi agguati, in quel momento era in fuga dalla Bloody Siren, nave appartenente al famosissimo cacciatore di taglie Jr. Tayler, figlio di Big Tyler, morto ormai da diversi anni.
    Si vocifera che fosse stato assassinato proprio da quei pirati: precisamente dal sanguinario Capitano Spyke Tenaglia, il Pirata più temibile dei sette mari.
    Erano anni che Jr. Tyler tentava di catturare quell’uomo spietato, ma, in un modo o nell’altro, fin’ora era sempre riuscito a mettergliela in barba allo stesso modo con il quale ci stava riuscendo quella folle notte.
    Il cacciatore di taglie ne aveva seguito le tracce puzzolenti fino a Isco, penisola famosa per il commercio di schiavi neri a prezzi stracciati e, alla fine, era riuscito a scoprire come si stesse dirigendo verso la zona rossa nel Mare Corallino, a caccia di chissà quale stramba diavoleria.”

  •  Sarah Gilmore Autore: Fabio Fanelli
  • Incipit: Le fiamme si facevano strada tra la cenere incandescente, diventando sempre più piccole e flebili.
    Morgante controllò nel ripostiglio, la legna era finita. Scostò le tende e, attraverso la finestra della cucina, osservò la strada principale del paese. Il cielo era coperto da nuvole impenetrabili. Uno strato bianco nascondeva i tetti delle case, le strade ed il paesaggio circostante. Da giorni la neve cadeva ininterrottamente sul villaggio, costringendo gli abitanti del luogo a restare in casa.
    Morgante si fece coraggio, prese il mantello e aprì la porta di ingresso. Una folata di vento e neve invase la casa. Si coprì con il cappuccio, stringendosi il più possibile nel mantello per affrontare il freddo pungente.
    I ceppi di legna, accuratamente disposti l’uno sull’altro, non erano molto distanti dall’ingresso, con l’uso della magia sarebbe stato semplice trasportarli in casa ma bisognava essere prudenti. Ne prese alcuni e con fatica li sistemò nel ripostiglio
    ‹‹Che tempaccio, mi chiedo quando finirà!›› esclamò appendendo il mantello sul gancio dietro la porta, non prima di averlo pulito dalla neve.
    Con i rametti più piccoli, ravvivò il fuoco, ponendoli sotto la cene-re ancora calda. Pian piano le fiamme iniziarono a prendere vita, diventando sempre più forti. Il vecchio Morgante tese le mani verso il camino, riscaldandosi.
    Il resto della legna sarebbe dovuto bastare per almeno due giorni.

  • Astèris: la Prescelta Autrice: Renata Morbidelli
    Incipit: Alta e bellissima splendeva la luna in cielo, con il suo sorriso e il viso tondo sembrava una giovane regina che si godeva lo spettacolo dalla finestra. Nella piazza si stava celebrando l’Equinozio di Primavera: una delle più belle e sentite feste in tutto l’Impero. Quando Edelweiss sottobraccio a Kostas, suo sposo, raggiunse la piazza, le si presentò davanti agli occhi un autentico spettacolo: addobbi floreali e festoni colorati facevano sembrare il villaggio un enorme giardino. Il cibo e l’idromele abbondavano sulle tavole e nelle pance. La musica era soave e invitava alla danza. Belle come fate, le fanciulle si muovevano aggraziate: le coroncine di fiori impreziosivano vaporose acconciature, gli abitini leggeri, con le trasparenze che lasciavano intravedere solo il necessario, esaltavano le loro bellezze con gentilezza e delicatezza. I giovani non erano da meno per eleganza e bellezza. Ballava anche lei felice in mezzo a coloro che, sin dal primo giorno, aveva considerato la sua gente e circondata da chi amava: l’abito azzurro, unico ricordo di sua madre, scivolava con morbidezza; i capelli color miele, lunghi e morbidi sulle spalle, tra i quali spiccava un fiore rosso, seguivano con dolcezza i movimenti del capo; il piccolo scialle di seta sfiorava come una carezza le spalle, mentre il suo volto era illuminato da un ampio sorriso e l’oro degli occhi brillava come una stella. Un cembalo danzava tintinnando alla sua destra al ritmo della musica e dei suoi passi.

  • Alla ricerca di te. Oltre il sentiero del cuore.
    Autrice: Serena Brucculeri

    Incipit: Arriva un momento nella vita in cui devi rimboccarti le maniche e fare il punto della situazione. È necessario focalizzare l’attenzione sullo stato attuale, arrivandoci tramite un attento esame di ciò che la tua vita è stata finora. Tenere conto dei ricordi, delle esperienze, di ciò che si è vissuto. Discernere gli aspetti da eliminare dagli aspetti da salvaguardare poiché possono sempre tornare comodi all’interno del bagaglio. Inoltre è importante darsi una scadenza, una linea di partenza. Sarah giunta alla soglia dei venticinque anni ha scelto come regola il numero tre: tre giorni per cambiare, o per lo meno è il periodo di tempo che si è prefissata per raccogliere le sue cose, fare le valigie, riordinare le idee e partire. Deve procurarsi i biglietti per il viaggio ma quelli non rappresentano un problema. Ha ancora dei risparmi da parte, i guadagni del suo vecchio lavoro come lavapiatti; non sono molti ma comunque sufficienti per andarsene. Per andare dove? Ancora non lo sa. Distesa sul letto a pancia in su fissa il soffitto da un periodo interminabile e cerca di allontanare i ricordi spiacevoli per lasciare spazio a quelli meno insidiosi. I ricordi pericolosi, i più crudeli che avanzerebbero senza pensarci due volte veloci e guardinghi come ragni con le loro lunghe otto zampe, per coglierla inerme e indifesa mandando all’aria i suoi piani e rischiando di far vacillare la sua volontà e i buoni propositi.

  • Xmas in Love: due storie per baciarsi sotto il vischio Autrice: Katia Arduini 
  • Incipit: Sta sdraiata sul divano, gli occhi chiusi mentre le gambe, incrociate e appoggiate sul bracciolo, sono intente a muoversi a tempo seguendo il ritmo di Last Christmas degli Wham!. Stranamente in casa regna il silenzio, fatta eccezione per la musica diffusa dall’impianto stereo, così inizia a chiedersi se Ryan non sia stato rapito dagli alieni. Decide che può ancora concedersi alcuni minuti e continuare a ignorare la piccola peste, ma il timer del forno non è d’accordo con lei: inizia a trillare, avvertendola del fatto che deve alzarsi se non vuole che i biscotti per Babbo Natale si carbonizzino costringendola ad assistere a una serie di crisi isteriche da parte di Ryan.

  •  Varaldien Autore: Lara D’amore
    Incipit: Al tramonto il suo esercito stava ancora sfidando l’impossibile nel Gran Deserto di Mohal. Del resto, sapeva di averli coinvolti in una battaglia dove il loro coraggio non avrebbe potuto nulla contro la magia di un nemico immortale, erano carne da macello contro l’eternità della sabbia che continuava a ergersi sotto forma di guerrieri spietati, plasmati dalla voce del vento e poi usati come pedine. Rosso l’orizzonte, rossa la terra. Rosso, il sangue dei caduti. Troppi, per non lasciarsi sfiorare dal timore di fallire. I suoi grandi occhi sognatori sfuggirono alla ferocia di quello scenario in cerca della fermezza perduta, ritrovandola nello stendardo del suo regno. Il regno di Varaldien.
    Sventolato con fierezza tra le mani del portabandiera, lo stendardo sembrava squarciasse il rosso dilagante tutt’intorno con il turchese e l’argento delle sue due spade incrociate, per poi inghiottirlo nel blu delle onde da cui emergevano le tre stelle dorate, simbolo della triade divina.
    Ed è così che in effetti accadeva.
    Qualsiasi attacco al soldato incaricato di proteggerlo, veniva sventato dalla possente ascia del barbaro dell’est. Reven, figlio di Mòrekr delle Terre delle Vento, era sempre pronto.
    Cavalcò per qualche metro controvento in modo da avvicinarsi a lui e così notò che non aveva riportato una sola ferita pur indossando solo vestigia di cuoio, fatta eccezione di un elmo in acciaio dal lungo corno d’avorio con cui graffiava l’irruenza della tempesta.

  • Il Chiodo Nel Pupazzo Autore: Bruno Brundisini
    Incipit: L’INCONTRO
    Estate 2015
    «Però Gilberto mi riempiva di regali!» lo provocò lei dal bagno mentre s’infilava l’accappatoio di spugna rosa.
    «E allora torna con lui!» sbottò Ernesto, rimanendo disteso sul divano rosso del soggiorno, con la schiena adagiata su un guanciale e le gambe allungate sul bordo opposto.
    Alle spalle la lampada da terra ricurva gli gettava addosso la luce gialla intensa.
    «Pazzo!». Ludovica si annodò in fretta un asciugamani sui capelli ancora bagnati e gli corse incontro a piedi nudi ridendo.
    «Sei pazzo che ci torno!». Si chinò sul suo viso cingendogli il petto con le braccia che gli gocciolavano sul pigiama. Gli diede un sonoro bacio e subito tornò nel bagno, lasciando sul pavimento le impronte dei suoi piedi nella semioscurità del resto della camera.
    Lui sentì le carezze di quel bagnato, del profumo di shampoo, di donna. Si erano conosciuti un mese prima, in quelle giornate afose di metà luglio, quando, per sbarcare il lunario, lui lavorava come factotum per un avvocato penalista.
    In blue jeans e camicia sbottonata, coi Ray-Ban e il berretto blu da baseball, lo zainetto sulle spalle, come un ragazzino, raggiungeva ogni mattina il tribunale per consegnare e ritirare documenti dai vari uffici. Comunicare con la gente era sempre stato il suo forte, così, in men che non si dica, era diventato amico di impiegati, avvocati, guardie carcerarie, carabinieri e detenuti che ogni mattina incontrava in quell’ambiente tappezzato di pratiche e faldoni

 


  •  Re Artù, Ginevra, Coso e la Sgualdrina Autore: Rebecca Quasi
  • Incipit: A un certo punto, erano a metà del pranzo, si sentì abbaiare dentro il ristorante, in prossimità del tavolo quattro, precisamente dentro la tasca dell’avvoca​to Ca​stel​li.
    – Non preoccupatevi – disse Vittorio ai col​le​ghi – è mia mo​glie –
    Tut​ti scop​pia​ro​no a ri​de​re. Vittorio estrasse dalla giacca il cellulare e si al​lon​ta​nò dal ta​vo​lo.
    – Dimmi – non era sgarbato mentre le ri​spon​de​va, ma nem​me​no af​fet​tuo​so.
    Nessun commentò il fatto che come suoneria per il numero di sua moglie, l’avvocato Castelli, avesse il ringhio di un
    cane.
    – Sì, alle otto. Sì, ci sarò. Ho detto che ci sarò –
    Non si era allontanato di molto e la chia​ma​ta fu bre​vis​si​ma.
    – Scusate – disse Castelli rimettendosi a sedere e la conversazione riprese come se il cane non avesse mai abbaiato.
  •  Didattica del sesso per gufi e zanzare AUTORE: Rebecca Quasi 
  • Incipit: Le nuvole erano così basse che pareva vo​les​se​ro schiac​cia​re l’er​ba an​co​ra ver​de del giar​di​no. A parte la luce quasi invernale, sembrava che stesse per scatenarsi u n ac​quaz​zo​ne pri​ma​ve​ri​le. Non c’e​ra neb​bia, nemmeno a valle, e i pendii dolci delle colline erano accarezzati dal vento che am​mas​sa​va le nubi. Un incantesimo umano avvolgeva di pace il giardino, la chiesa e le stanze silen​zio​se dell’ hospice . Qualcuno pregava, qualcuno leggeva, qualcuno dormiva… molti aspettavano, più o meno pazientemente, la morte. Ma l’incantesimo teneva, c’era pace tutt’intorno, quiete, come se nulla di catastrofico potesse accadere entro i confini di quel giar​di​no si​len​zio​so. Un rumore maldestro si udì nella picco​la cu​ci​na ri​ser​va​ta ai pa​ren​ti degli amma​la​ti. Una taz​za rot​ta. Miriam si voltò di scatto, non s’era nemmeno accorta che fosse entrato qual​cu​no. Vide l’uomo a cui tremavano ancora le mani.
    – L’a​iu​to – dis​se.
    Posò la sua tazza sul davanzale della fi​ne​stra e rac​col​se i coc​ci.

  •  Le Ceneri della Fenice (wattpad)
    Nome autore: Jane Fade Merrick
    Incipit: Il traffico della città, per quanto frenetico, ai suoi occhi era solo un susseguirsi di macchie sfocate che scorrevano a rallentatore, controcorrente. La sua figura, esile e sfuggente, era paragonabile a un fuscello al vento che, dondolando fra mille altri, finiva per perdersi all’occhio di chi l’osservava. Scivolava veloce per le strade su dei rollerblade malandati, in costante fuga dalla realtà, allineando il moto all’orchestra dei suoi pensieri.
    Tutti la conoscevano ma nessuno sapeva chi fosse veramente; viveva di espedienti, non aveva una famiglia e chissà cosa le era capitato per finire vittima di una metropoli che ingoia senza pietà le persone che non ne seguono il ritmo.
    Non c’era modo di avvicinarla, troppo difficile da seguire. Lasciava solo una rapida scia rossa al suo passaggio, tant’è che le era stato dato il nome di ‘The Fade’.

 


  •  Jordan+April Autore: Anita S.
    Incipit: “Uno strano senso di stordimento mi fa sbattere diverse volte le palpebre. Il mio sguardo si posa sugli scatoloni imballati, pronti per essere trasferiti nel mio nuovo appartamento. È strano vedere le pareti spoglie e le stanze completamente vuote, sentire l’eco dei miei passi sul pavimento mentre mi sposto da una stanza all’altra. Il giro di perlustrazione, più che servirmi a controllare di non aver dimenticato nulla, fa riaffiorare i ricordi sbiaditi dal tempo. Ho condiviso tanto con Julie tra queste mura, anche se per troppo poco tempo. A distanza di quattro anni mi ritrovo da solo, con un bagaglio di ricordi che mi accompagneranno per il resto della mia vita. Sembra passata un’eternità da quando ho preso il coraggio a quattro mani e mi sono deciso e rimettermi in sesto. Eppure sono passate solo poche settimane. È quasi paradossale il fatto che, dopo tutto questo tempo, le parole di mia madre abbiano finalmente attecchito nella mia coscienza. Mi è bastato passare per caso in una strada affollata, fermarmi in un ristorante per cenare e, a fine serata, ascoltare la saggezza straordinaria di una nonnina italiana. Quando sono uscito dal locale e ho visto l’annuncio per
    un appartamento nella stessa strada ho sentito scattare dentro di me qualcosa. Mi è sembrato di appartenere a quel posto, a quel caos e a quella lunga strada piena di rumori che stavano riempendo velocemente il vuoto che sentivo dentro.”

  •  The Shadow of Sin Autore: Lilium Noctis
    Incipit: – Pensate che possa esser lei?
    Sussurrò Senoy scostando con le delicate mani il trasparente velo che proteggeva la culla.
    – Perché no? – Semangelof sorrise, gli occhi gialli sul viso paffuto della neonata.
    – Abbiamo atteso abbastanza, – Sansenoy scrutò gli altri suoi compagni per poi riportare lo sguardo all’infante addormentata – è giunta l’ora di fermarla una volta per tutte.
    Gli altri due annuirono.
    Una folata di vento notturno, di un cielo senza luna e senza stelle, agitò le chiare tende della stanza, sfiorando le candide ali di Semangelof. Quest’ultimo inclinò un poco la testa non appena Senoy si avvicinò col capo alla fronte della bimba – Procedo?
    Un sorriso diabolico comparve sul volto angelico di Sansenoy – Sia fatta la volontà di Dio.
  • Folgorata & La Pizia
    “TROPPO PER ME”
    Òphiere – i brillanti di Mamma editori.
  • Non avrei desiderato altro nella vita che riuscire a lasciarmi abbracciare un giorno da un tipo meraviglioso come il ragazzo in jeans alle prese col tirapugni.
    Lui, dal canto suo, non poteva certo immaginare di mandarmi fuori giri quando caricò i bicipiti e li mise in tensione per sferrare un colpo diretto e micidiale. Così la cicatrice bianca gli serpeggiò sulla spalla come una strada assolata in un paesaggio disegnato di tatuaggi. Totalizzò il massimo del punteggio con un movimento tanto sciolto e un’aria tanto sicura da provocarmi una stretta allo stomaco al solo pensiero di farmi avanti con uno così.
    Non avrei mai avuto il coraggio, ma sopratutto non avrei mai avuto speranze. Ruotai per dargli le spalle e cercare se vi fosse qualcos’altro di bello o divertente alla pesca di beneficenza della Trenton Union high school.
    Con un sospiro sollevai il mento e osservai le luci colorate della giostra con i seggiolini rotanti a forma di tazze da tè, un autoscontro, dei tirassegno, un tirapugni, una cabina della chiromante, il tutto intervallato dai chioschi e dalle bancarelle di cibo dolce e salato.
    Ma lo stomaco era chiuso e non mi rimase che voltare il viso verso il fulcro della festa nella speranza di liberare le narici dall’odore di fritto:….

  • Le Avventure Del Vecchio Con La Rosa In Mano (La Saga Della Rosa, volume 1)
  • Nome autore: Peppe ALBERTO
  • Incipit: “… I suoi stanchi passi rimbombavano su quell’umido asfalto. Era una fredda sera d’inverno. Ancora si potevano udire, non molto distanti, i canti strazianti degli ubriachi del porto; e lui continuava deciso sulla sua strada, pur non lucido sulla sua meta, con quella rosa tra le mani, quel fiore che nessuno poteva immaginare gli avrebbe cambiato da lì a poco, per sempre, il corso dell’esistenza.
    Lo avevano già iniziato a soprannominare “Il vecchio con la rosa in mano”, lui, Gennaro Cesarini, l’eterno uomo libero; suo padre lo aveva chiamato così perchè la moglie, in ogni occasione, imprecava sempre l’omonimo Santo.
    Il vecchio sentiva ancora alla gola quel senso di nausea, quel mal di mare provocato da una brutta esperienza di navigazione, perchè Gennaro non aveva mai avuto grandi disponibilità economiche e, di conseguenza, non aveva potuto scegliere di meglio di quella desolante imbarcazione che si spacciava per nave da crociera.
    L’anziano uomo camminava e contava ogni singolo sassolino che gli si presentava sul cammino, mentre l’angoscia lo travolgeva, quella tristezza interiore dovuta al fatto che lui non aveva mai avuto una vita sociale attiva; nel corso della sua esistenza, pochi amici gli si erano, alla fine dei fatti, rivelati tali e codesta falsità lo aveva reso diffidente nei confronti del prossimo.”

  • La famiglia dell’uomo con la rosa in mano (La Saga Della Rosa, volume 2)
  • Autore: Peppe ALBERTO
  • Incipit: Buio… buio totale, mentre nelle proprie orecchie sentiva echeggiare un coro angelico. Gennaro aveva preferito chiudere gli occhi nell’esatto istante in cui il proprio corpo nella sua interezza iniziava ad attraversare quel fascio di luce beata. Era stata una scelta improvvisa, dettata dalla paura del momento… la paura per ciò che gli si sarebbe potuto presentare davanti.
    Non trovava il coraggio per riaprirli, sentiva sulle sue gambe il calore di Rey che cercava in lui protezione per il medesimo motivo.
    Il giovane Cesarini spiegò le palpebre e ciò che vide aveva a dir poco dell’incredibile…
    Si trovavano all’interno di una chiesa, diretti verso l’altare; Gennaro si guardò attraverso il riflesso di una vetrata, poi si girò verso Arabella…
    – Siamo vestiti da sposi? Santi numi! Ma… che diamine…
    La ragazza non rispose, gli sorrise semplicemente, accompagnandolo con la mano lungo la navata che li avrebbe portati alla realizzazione del grande passo, mentre nel sacro luogo risuonava una profonda “Ave Maria” seguita da cori angelici. Il giovane Cesarini si guardò intorno…
    La chiesa era praticamente deserta, tranne le prime panche, dove siedevano i parenti più stretti della sposa: C’era nonno Baldo… c’era nonna Zimilde, moglie di questi… e c’era Ramona, madre di Arabella…
    – Proprio non capisco… – disse Gennaro, quasi senza parole, mentre Rey lo seguiva sospettoso per quella strana situazione.
    – … adesso e nell’ora della nostra morte, amen… Santa Maria, madre di Dio…
    – Per mille Masdammer gorgonzolati! Ce ne hai messo di tempo per spezzare l’incantesimo! – esclamò il nonno, rivolgendosi ad Arabella.

  •  La Voce Della Distruzione
    Autore: Vittorio Piccirillo
  • Incipit: “Per ritemprare il corpo e rilassare la mente non c’è niente di meglio di una doccia termica. Credo che potrei rimanere per sempre all’interno della cabina, languidamente sospesa nel confortevole campo a gravità moderata, le palpebre socchiuse per via del torpore indotto dalle pulsazioni di luce rossa, la pelle lambita da continue e piacevoli ondate di calore.
    Sfortunatamente, ogni ciclo programmato non dura mai più di venti minuti, così, quando le lampade si spensero e i miei piedi tornarono a poggiarsi sulla pedana, sospirai e mi rassegnai a malincuore a uscire.”

  •  Il ritratto (lettere animate)
    AUTORE: Irene Milani
    INCIPIT: Appena l’ho visto ho subito capito che era lui, la stessa persona del ritratto. Quello che non capivo era cosa ci facesse lì, in piedi davanti a me e soprattutto com’era possibile che fosse arrivato esattamente il giorno dopo. Cominciavo a pensare di avere poteri magici! Sarebbe stato magnifico avere un aiuto nei momenti più difficili… Ma ovviamente non poteva essere così. Era impossibile, comunque non per me, una normale ragazza di quasi diciannove anni. Nei suoi occhi non lessi il minimo interesse, solo un lieve stupore, poi appena ebbe sentito il mio cognome non mi degnò più di uno sguardo.

  • Ho provato a dimenticarti (Butterfly edizione)
    AUTORE: Irene Milani
    INCIPIT: Girai a fatica la chiave nel vecchio portone di legno verde, molto più scrostato e fessurato di come me lo ricordassi dall’ultima volta che ero stata lì. La campanella appesa sopra il battente tintinnò fievole annunciando al nulla il mio ingresso nel cortile. Rimasi impalata qualche istante, ripetendomi per la millesima volta che la scelta di acquistare la vecchia casa di montagna dei miei nonni era stata una follia sentimentale, che non ne valeva la pena, che mi sarebbe costata ogni centesimo che avevo messo da parte negli ultimi anni; nonostante tutto ero lì, decisa ad andare avanti con il mio progetto. In fondo non avevo niente da perdere. O meglio, non mi era rimasto nient’altro. Avevo perso il lavoro, poco dopo il mio compagno e di conseguenza l’appartamento cittadino in cui convivevamo. Così, quasi senza pensarci, avevo scelto di riscattare i soldi dell’eredità di mio nonno mancato da poco con la proprietà di quel rudere. Ero sola. Le enormi differenze tra me e Andrea erano esplose quando io, rimasta disoccupata, non potevo più condividere con lui le esperienze e le ambizioni quotidiane; lavoravamo insieme nella redazione di un grande quotidiano nazionale e non mi era mai passato per la testa che lui si fosse messo con me per ottenerne un qualunque tipo di vantaggio. Probabilmente mi sottovalutavo, visto che per anni avevo rivisto i suoi pezzi, controllato le sue fonti e, addirittura, in un paio di occasioni avevo lasciato a lui gli articoli o le inchieste più succose. Tutto per amore. E cosa mi trovavo in mano, dopo cinque anni di convivenza? Niente.

  •  Non puoi comprarmi (Elister edizioni)
    AUTORE: Irene Milani
    INCIPIT: Alissa si rigira nel letto, avvolgendosi nelle soffici coperte, cercando di prolungare ancora il sonno, ma è sveglia e non potrebbe più riaddormentarsi. Senza nemmeno aprire gli occhi però si rende conto, un istante dopo, che quello non è il suo letto. Nonostante il buio fitto si accorge subito che non è la sua stanza quella in cui si trovava. Contemporaneamente il suo cervello ricostruisce dov’è e la sua mano conferma quello che la memoria le suggerisce, toccando la schiena del ragazzo che al suo fianco dorme ancora. È passato poco meno di un minuto da quando si è svegliata e capisce di essersi cacciata in un bel pasticcio o almeno in una situazione complicata. Non rimpiange niente, ma è preoccupata per come potrebbero evolvere, da quel momento in avanti, le cose. Ritorna con il pensiero alla sera precedente.

  • L’altra faccia della luna Autrice: Martina Ghirardello
  • Incipit: Il solito sgabello, l’ultimo della fila, proprio dietro il pilastro, era il suo posto ormai. Un sigaro, un bicchiere di vino rosso e corposo, le luci rosate e soffuse, della buona musica. L’aveva scoperto per lavoro, se così si può dire, ma ormai era diventato la sua seconda casa, sapeva di jazz e di anni 20, del mito americano e di grandi sogni. Era il posto in cui non era nessuno, libero dal peso della persona che era diventato, si nascondeva in quel buio imperfetto e adorava farlo, poteva addirittura sbottonare il colletto della camicia, un sospiro di sollievo. Conosceva a memoria quelle serate, gli piaceva seguire il ritmo dei fiati muovendo le scarpe lucide sul poggiapiedi, poi c’era il pianoforte a coda e quella bizzarra cantante nel suo boa di piume fucsia, che occupava l’intero palcoscenico e le ballerine, un misto di sensualità e leggiadria. Le osservava con attenzione scrupolosa, quasi dovesse farne un ritratto, anche se era sempre stato negato per l’arte, eppure le dipingeva nella sua mente, allenando il suo occhio attento. Sembravano tutte uguali sotto le parrucche argentate scintillanti e gli abitini di paillettes, quasi volessero confondersi, proprio come lui. Se non altro loro potevano ballare.
  • La mia fine, il mio inizio ~ Destini Seganti
  • Autore: Chicca Cominelli
    Incipit: Che cos’è il destino?
    Qualcosa di inaspettato?
    Qualcosa che si muove nell’ombra pronto a colpirti quando meno te lo aspetti?
    C’è chi dice sia il grande progetto di Dio, chi invece semplici coincidenze.
    Io non ho mai creduto né all’una né all’altra ipotesi. Ho sempre pensato fossero idiozie, un’illusione, una scusa per non prendersi le proprie responsabilità. Sai, è tutta colpa del destino…
    Ne ero convinto, ci credevo davvero, ma poi ho incontrato quegli occhi verdi.
    Mi hanno frastornato al punto da far crollare ogni mia certezza.
    Ho provato in ogni modo a resistergli, ma non è servito a nulla. E ora mi ritrovo in un’asettica stanza d’ospedale a sperare di poter rivedere quegli occhi.
    Ancora non mi sembra vero sia potuto accadere a me, a noi. Eppure il destino mi ha condotto da lei, me ne ha fatto innamorare e me l’ha strappata via.
    Sfioro il suo viso con il timore che si possa rompere da un momento all’altro per quanto sia fragile. Il capo è fasciato e l’ematoma dovuto all’impatto le ha reso una parte del viso violacea.
    «Ti prego torna da me», sussurro sfiorando le sue labbra con le mie. «Tu sei la mia fine e il mio inizio, ti prego torna da me.»
    Il destino ha segnato il mio percorso. Il destino ha segnato la mia vita, il destino mi ha portato da lei.
    Non può finire così. Non deve finire così. Lei deve vivere.

  • La Dura Legge Del Mare Autore: Robert King
    Incipit: “Faceva estremamente caldo quella sera, un caldo torrido e asfissiante, capace di attaccarsi sulla pelle e corroderti fin dentro l’anima e, successivamente, di penetrarti nella mente strappandoti via dalla realtà fino ad avere terribili incubi ad occhi aperti: di solito quelle temperature così alte, sull’isola di Isco, si avevano soltanto nei mesi successivi.
    Era Estate, su quell’isola a sud del mondo il caldo sapeva essere davvero Infernale, tuttavia le ore più calde della giornata erano trascorse e, almeno quando il Sole iniziava a tramontare al di là dell’orizzonte, l’aria si faceva più piacevole.
    Argo si terse il sudore dalla fronte abbronzata e issò, sulla piccola imbarcazione sulla quale si trovava, l’ultima rete piena di pesce fresco appena pescato.
    Scosse il capo mestamente e dopo aver preso posto sulla panca afferrò i remi: non amava per nulla quel lavoro infame, nemmeno gli piaceva il pesce, ma si trattava dell’attività di famiglia e, seppur controvoglia, era costretto a mandarla avanti!
    Pochi anni prima suo padre, a comando di una nave della Marina Militare, era morto in mare, probabilmente ucciso da qualche Pirata: si chiamava Gordon e il Governo aveva deciso di onorare tutti i suoi anni di servizio dimenticandosi di lui e della sua famiglia.
    Un fremito di rabbia percorse la schiena magra di Argo che sputò nell’oceano circostante, se avesse avuto per le mani il Capitano Ray, uno dei maggiori esponenti della Marina Militare e principale responsabile di quell’abbandono, lo avrebbe ucciso!”

  •  Aranel e le Sette Stelle. Equilibrio Infranto.
    Autore: Antonella Castiglia
    Questa mattina il sole illumina il vasto prato che circonda il palazzo. Ci troviamo nel Regno di Kholam, meglio conosciuto come “Il regno di Guka” perchè tutti i suoi abitanti gli sono devoti. “La leggenda della creazione di Nohlam” vuole infatti che sette stelle, ossia Kotus la stella del buio, Guka quella della luce, Defna quella dell’aria, Fukus quella del fuoco e del temporale, Kir la stella del vento, Makla quella del mare e Kota, quella della pioggia, si fossero unite in orbita e avrebbero creato quello che è ora Nohlam. Il territorio fu suddiviso in sette regni, ciascuno in onore di una stella. Aranel è la figlia del Re Arakus. Tra tutti i sovrani dei sette regni lei è la più giovane e quella che sarà destinata al trono essendo l’unica figlia. Sua madre, la Regina Korasa, è la Guerriera Madre del regno. Il suo compito è quello di creare un forte esercito di Kriti i quali devono garantire la pace e difendere, in caso di guerra, il regno. Fortunatamente il regno non era mai stato sotto assedio o in pericolo di guerra. L’equilibrio delle sette stelle non era mai stato sciolto e fortunatamente tutti i Re e le Guerriere Madri, vivevano serenamente e lo stesso i loro sudditi. Aranel ha diciassette anni e odia la vita da principessa. Si lamenta sempre con le sue balie del fatto che avrebbe preferito essere una semplice cittadina o, meglio, una Guerriera.
  • La carezza del ragno (Edizioni Il Ciliegio)
    Autore: Paola Rocco
    “Alle 4 e 45 antimeridiane di mercoledì 12 settembre 1956, Francesca Bentivoglio precipitò giù dall’abbaino d’un palazzo disabitato a due passi dall’antico Ghetto, le cui stradine strette e silenziose e graziose trattorie kosher erano, in quel momento, comprensibilmente deserte. Cadendo, la ragazza – appena ventenne, unica erede della prestigiosa ma finanziariamente dissestata casata Bentivoglio Guarini – non emise alcun grido. Il suo corpo volò giù senza scalfire il silenzio compatto del primo mattino e terminò la sua corsa sul selciato sconnesso del vicolo e sulle pietre ancora velate dalla pioggia che aveva imperversato fino a qualche giorno prima. Unico testimone, un vecchio ubriacone, che a quell’ora aveva l’abitudine di passare di là”.

  •  Sette Stanze Autore: Paola Ferrero
    Incipit: Anton Eastman guardava dalla finestra del suo appartamento di sette stanze. Era solo, frastornato dal viaggio e dagli avvenimenti dell’ultimo periodo. In realtà era solo da sempre, concentrato com’era sui soldi e sul successo. Almeno fino al giorno prima.
    Qualcosa in lui si era spezzato. Ancora non sapeva cosa, ma era scappato da Londra e dal lavoro in un lampo ed era tornato alla vecchia casa della madre, in Italia. Vuota, polverosa e scura. Aveva aperto le finestre e guardato verso il mare a lungo, cercando di sopire quella sensazione di angoscia che gli stringeva il cuore già provato. Ma non ci riusciva, non bastava “sapere” il movimento regolare di quella massa grigio azzurra vicina ma non visibile da casa, un lento respirare ipnotico senza sosta. Si tolse gli occhiali dal naso, tanto a seguire l’orizzonte ci riusciva anche senza e, una volta agganciata la stanghetta al taschino della camicia bianca, si massaggiò gli occhi con le dita.

  •  La Sposa del Sole
    Autore: Daniele Maranzano
  • Incipit: Danza Solare numero 9149
    Quarto Nuovo dell’Ultima Ide.
  • Io sottoscritto Mizar Merak, destatomi a Ras Alhague il Sesto Pieno della Settima Ide durante la Danza Solare numero 9114, terzo mattiniero di sua eccellenza il nobiluomo di Settembre Uma Merak e della nobildonna di Dicembre Susette Layafe, nominato cavaliere di Domenica per i miei servigi presso l’Ordine, già rinomato in tutto il regno per i miei studi sul culto dell’Alba e del Tramonto, nel pieno delle mie facoltà mentali e capace di intendere e di volere, valente il qui presente manoscritto come testamento recante le mie ultime volontà, dichiaro:
    Di non possedere alcun erede.
    Di regolare la spartizione del mio patrimonio come di seguito riportato: metà a mio fratello Alcor, capitano della seconda compagnia dell’armata reale; della restante parte, una metà a mia sorella Hilda, a cui venga accompagnato il servizio delle mie serve Alin, Elis, Oriette, Lullen, Fiona e Celine, come previsto dalla legge; dell’altra metà restante, dispongo settemila monete a Iaco il guardiano e Igrid lo stalliere; quindi diecimila monete al mio fedele servitore e amico Aulix, a cui restituisco anche la libertà come vuole la legge, affinché egli possa costruirsi una nuova e felice giornata; per ultimo lo sguattero Gregor, non potendo restituirgli la libertà poiché la legge me lo impedisce, essendo egli figlio non autorizzato di una schiava, e non potendo per lo stesso motivo affidarlo ad alcun familiare, dichiaro che sia condotto presso gli uffici dell’Ordine, ove potrà almeno servire la causa del culto e vivere dignitosamente.

  •  Il passo del ragno
    Autrice: Gabriella Grieco
    Incipit: Era la morte sotto mentite spoglie.
    Era l’ombra di una vita che non era più.
    L’ombra prima del ragno.
    Una voce nei suoi sogni (incubi): «***** ***, non mi lasciare.»
    In quello spazio vuoto, in quella sospensione del suono, si celava la sua vita di prima.
    Prima.
    Adesso, era ragno. L’inutile stridore dei freni nella notte, poi lo schianto. Urla, fiamme, dolore. La consapevolezza della sua vita che – «Oh, miodio, no, ti prego!» – sta scivolando via in un gorgoglio di sangue.
    «Aiuto, qualcuno mi aiuti!»
    «***** ***, non mi lasciare…»
    «Sono qui. Sono qui con te, fino alla fine.» Dal nulla una voce: «Cosa ho fatto? Non volevo, davvero, io… Od-dio, mi dispiace, mi dispiace!» Una figura appare e subito scompare, ondeggiando. Fugge. Il rombo di un motore che si allontana riempie il tempo e lo spazio. Nella sua mente solo un lungo, ininterrotto lamento. E un volto che non dimenticherà mai più.

  •  L’inferno è buio e freddo
    Autrice: Gabriella Grieco
    Incipit: Alta, magra, corti capelli color del rame. L’aspetto era quello di una signora di mezza età come tante, ma gli occhi nel viso scavato apparivano duri e severi. Come il suo cuore.
    Era l’imbrunire e stava guidando lungo la strada che costeggiava i campi incolti della periferia, tra casermoni squallidi e vecchie fattorie in disuso. Stava tornando a casa. Alla sua nuova casa, quella in cui aveva messo su un piccolo laboratorio, negli ultimi due anni, riallacciando così i suoi rapporti lavorativi con aziende di elettronica e ingegneria biochimica. Sotto mentite spoglie, era tornata a guadagnarsi da vivere grazie alle sue capacità.
    Andava veloce come il flusso dei suoi pensieri, lo sguardo apparentemente distratto. Subito dopo una curva, senza preavviso, una figura sbucò di corsa dalla semioscurità. Sembrava volersi scagliare contro la sua auto. I fari ne illuminarono la figura intera: occhi sgranati, braccia tese in avanti a implorarla di fermarsi, labbra socchiuse in una muta preghiera.
    Fu solo grazie alla sua prontezza di riflessi se riuscì a evitarla. Sterzò bruscamente verso sinistra sfiorandole il fianco con lo specchietto retrovisore, che si ripiegò su se stesso. Una veloce controsterzata per rimettersi in carreggiata, un rapido colpo di freni e l’auto si fermò con le gomme che protestavano.
    La ragazza era caduta per terra, dolorante ma miracolosamente illesa, a parte qualche graffio. Gli unici traumi li avevano sofferti la minigonna e i tacchi a spillo.

  •  La Collezionista di sogni
  • Autrice: Valentina Bellucci
  • Incipit: (Tristan)
    Suona la sveglia. La spengo. Passano cinque minuti e suona di nuovo. Devo andare a scuola ma non ne ho voglia, mi tiro le lenzuola fin sopra la testa e la lascio suonare. Ma dopo un po’ mi infastidisce e allora allungo il braccio fuori dal letto per spegnerla, poi mi giro dall’altra parte con la faccia rivolta verso il muro. Adesso c’è silenzio. Un silenzio che mi pesa. Che mi pesa da tre anni. Quel genere di silenzio che quando lo ascolti diventa assordante, e vorresti soltanto che sparisse dalla tua testa e ti accorgi che urlare è l’unico modo. Ma non lo faccio, non urlo , me ne resto zitto, per paura che mia madre mi senta. L’ultima volta che è successo e lei mi ha sentito, le sedute con la psicologa sono aumentate.

  •   LA CASA SULLA SCOGLIERA
  • Autrice: Mariagrazia Perricone
  • Incipit:
    Quella sera i mostri non volevano arrivare. Per quanti sforzi facesse, Norma non riusciva a scorgerli. Venivano ogni sera, quasi al calar della notte, non appena le ombre del crepuscolo lasciavano spazio ai raggi della luna, quando il giorno finiva e lei cercava conforto tra le lenzuola fresche, lasciando la mente libera di vagare, quando si abbandonava al buio della sua stanza, al riparo dalla vita e rimaneva sola, allora, in quel momento i mostri arrivavano.

 

  • Forbidden Love
  • Autore Carlo Lanna
  • Incipit: Erano le sette di mattina quando la sveglia suonò. Un timido raggio di sole illuminava la stanza in cui dormiva Michael. Il ragazzo era ancora avvolto nella sua calda coperta, non aveva alcuna intenzione di alzarsi, ma doveva farlo. Alle ore 10 aveva un impegno di lavoro, una mostra fotografica di un artista emergente: “Ha la mia stessa età ed ha sbarcato già il lunario” pensò mentre si stiracchiava: “Non riesco a capire come fanno” ripeteva e cercò gli occhiali posati sul comodino.
    Michael aveva trent’anni, una laurea in legge che odiava a morte, una specializzazione in comunicazione, ed era anche un giornalista di arte, cultura e spettacolo, un giovane dinamico, un po’ timido ma sempre pronto a mettersi in gioco. Eppure non aveva un lavoro fisso, pochi dollari in tasca e viveva ancora a casa con sua madre. Con 10 dollari ad articolo a stento riusciva a pagarsi l’abbonamento dei mezzi pubblici. Aveva uno stipendio da fame, un sogno nel cassetto che stava facendo la muffa e, in nessun modo, riusciva a trovare un lavoro, una collaborazione giornalistica che lo potesse soddisfare e al tempo stesso stimolarlo intellettualmente.

 

 

  • Titolo: “Somewhere in Neverland
    Autore: Reyna Blake
  • Incipit: “L’aria nella stanza era umida, pesante, sapeva di chiuso e muffa. Gli angoli più lontani erano immersi nella penombra, come coperti da un impalpabile velo nero. Le finestre alte e strette dai vetri resi opachi dalla sporcizia lasciavano entrare lattiginosi raggi di sole.
    Margot mosse le dita sul fucile, lo sguardo puntato davanti a sé. C’erano altri tre agenti con lei, tutti in attesa di… qualcosa. Il resto della squadra era andato in avanscoperta nel corridoio che si apriva nella parete di fronte a loro lasciandoli, come da protocollo, a controllare la situazione.
    L’unico rumore che sentiva era un gocciolare ritmico e ovattato, nascosto da qualche parte nel buio. C’era un tavolo di metallo rovesciato a un paio di metri da lei; una sedia sbilenca giaceva abbandonata lungo una parete macchiata dall’umidità.
    Il cemento scricchiolò sotto la suola degli anfibi di un agente quando questo si mosse appena. Margot lanciò una breve occhiata al ragazzo sulla sua destra, un paio di passi più indietro. Indossava la tenuta nera, come lei, e il giubbotto antiproiettile. Teneva il calcio del fucile appoggiato contro la spalla, il viso accostato al mirino. Aveva le labbra strette in un’espressione concentrata e impaziente al tempo stesso. Una ciocca di capelli castani gli sfiorava la fronte.
    L’auricolare le gracchiò nell’orecchio, poi una voce maschile emerse dalle interferenze. – Ritirata! Subito! Stanno arrivando!”

 

  •  Alchidìon, L’Anima del Drago
    Autore: Valeria Ornano
  • Incipit: William si stropicciò gli occhi più volte e strinse fra le mani il suo pesante medaglione nero. Era ancora là, nel cielo bruno delle ore che seguivano un tramonto color sangue. Grandioso, bellissimo quanto spaventoso: il drago.
    Lo chiamavano Inferno.
    William aveva letto il suo nome e la sua leggenda in mille libri antichi mentre studiava all’Abbazia, prima di entrare a tutti gli effetti nell’Ordine dei sacerdoti di Minàtren, attuale capitale del Regno di Alchidìon. Sapeva bene perciò come Inferno fosse una minaccia tra le più terribili.

 

  • LA VITA ALLO SPECCHIO.
  • Autore: Nicoletta Bosio
  • Incipit: Lucy sedeva nell’ultima panca della chiesetta di St. Peter’s con la schiena dritta.
    St. Peter’s era un piccolo villaggio in Cornovaglia circondato solo dall’oceano Atlantico e la sua piccola chiesa in pietra era uno dei pochi residui storici della zona.
    Lucy non ricordava di essere mai stata una frequentatrice di luoghi sacri, ma il solo fatto di essere lì le rammentava una sensazione conosciuta, come qualcosa di abitudinario che si era perso nel tempo.
    In realtà era entrata sotto l’impulso imprecisato di un momento di debolezza.
    Da quando aveva perso la vista, la sua vita era cambiata moltissimo: ora doveva orientarsi seguendo gli odori, tastando con le mani i muri, o avvertendo lo spostamento d’aria se qualcuno o qualcosa le passava accanto.
    La chiesa era semi deserta a quell’ora, appena prima del crepuscolo, cosa che rallegrò la ragazza. Ormai aveva imparato a sentire su di sé la quantità di sguardi sprezzanti e pietosi che inevitabilmente la sua presenza provocava nelle persone. Infatti, non appena si rendeva conto che era una “povera cieca”, la gente le riservava quel trattamento imbarazzato e misericordioso che tutti pensano di dover tenere con i disabili, anche se prima ancora dei suoi occhi inutili, di solito notavano i suoi abiti laceri e sporchi.
    Già.
    I Disabili.
    Era una parola che Lucy odiava. Preferiva quando qualcuno aveva il coraggio di dire handicappato, lo trovava meno meschino.

 

  • Il segreto di Groningen – Alcheringa EdizioniAutore:Marcello Nucciarelli
    Incipit: “È ancora martedì: Dio come odio questa giornata!
    Tutti noi odiamo il martedì.
    È solo verso sera che ti prende un senso di pace e oserei quasi dire, se non suonasse un po’ bizzarro, che il corpo si rilassa.
    Perché non c’è abominio che sia definitivo, qualcosa può sempre esistere di più abominevole.
    Ed esiste davvero.
    Per quanto sia disperata la nostra condizione, quasi subumana, la sera del martedì ci sentiamo tutti meno stanchi, più sollevati.
    Ma già dal mattino seguente si inizia a pensare che un nuovo martedì si sta avvicinando inesorabilmente, e vorremmo poter rallentare lo scorrere de tempo, rifugiarci per sempre in questa sorta di limbo maledetto, che certo vita non si può definire, e saremmo pronti a barattare ogni singolo affetto, l’unica ricchezza che la maggior parte di noi ancora possiede, per evitare il sopraggiungere del lunedì notte.
    E con quello il freddo terrore che ti attanaglia, quel gelo che ti paralizza la mente e ti impedisce di chiudere gli occhi anche per un attimo solo.
    Perché sai che l’alba porterà un altro martedì, un giorno fino a poco tempo fa uguale a un altro e che adesso invece per noi, razza maledetta da Dio, incarna il male.
    What man has made of man? direbbe il poeta.”

 

  • Titolo: Memorie Di Un Giovane Amante Svedese
    Autore: Nicholas Per
    Incipit: “Nel mezzo di un bourrees con altri cortigiani, la vidi. Sedeva adagiata su di una colonna corinzia in marmo bianco, sorseggiando champagne e parlando con la duchessa de Polignac. Gli occhi suoi parevano d’un color come quello del cielo in piena primavera e la sua folta e lunga chioma d’un color biondo cenere. Mi era impossibile riconoscerla poiché il viso suo era nascosto da una mascherina color pistacchio stile veneziano. Alzando lo sguardo notai che la sala del palazzo delle Tuileries era stata addobbata con stendardi ocracei e nell’aria riecheggiavan la musica di Mozart e le grida delle dame innamorate. Deciso a conoscerla, abbandonai la dama con cui stavo danzando e mi diressi verso di lei, senza scrupoli o pretese. Involontariamente nel rincorrerla, urtai contro Monsieur Léonard, il celebre parrucchiere di corte. Avvicinandomi mi resi conto della sua immensa bellezza, difficilmente percepibile da lontano; la pelle biancastra ricordava la porcellana cinese, mentre le guance rosee ricordavano visibilmente due grandi e succulente ciliegie. Le mani, delicate come fiori di pesco e la voce sua docile ed invitante…”

 

  •  Candore
  • Autore: Robin O’Driscoll
    Incipit: I petali dei ciliegi tremavano nella brezza. La pioggia li aveva annegati e infreddoliti, ma non uccisi: si stagliavano come gocce di primavera contro le nubi d’acciaio.
    Eito cavalcava attraverso la vallata umida, e sorrideva. Gli piaceva la pioggia: lasciava nell’aria odore di buono, di cambiamento, di purificazione. Lo scalpiccio degli zoccoli del cavallo sul terreno bagnato era la canzone che scandiva il suo viaggio; lo schioccare di una goccia occasionale sul cappello di paglia le faceva da contrappunto.
    Inspirò l’aria fresca, e il sollievo gli pervase i polmoni. All’inizio della fioritura, nulla di turpe poteva esistere al mondo. Sotto i rami carichi di fiori rosa, il samurai si sentiva in pace.
    Eppure, in uno sperduto villaggio ai confini delle terre del daimyō, un albero di ciliegio aveva ucciso una donna.
    Questo sosteneva il sacerdote. Aveva trovato il cadavere incastrato tra le fronde più alte, con il petto, le mani, le gambe trafitti dai rami. Appesa come una bambola, la testa china di lato e i capelli d’argento sparsi sulle spalle. Pallida, come se l’albero ne avesse bevuto il sangue.

 

  • Il cavaliere di bronzo
    Autore:Fedor Galiazzo
  • Incipit: Quella sera Eddo, il vecchio bibliotecario di corte, era
    rimasto più a lungo tra i libri. Il lavoro era stato più intenso
    del solito: aveva riordinato parte del locale, occupandosi anche
    dei vecchi volumi relegati in una stanza rimasta chiusa per
    molto tempo.
    Con il ritorno del figlio da un viaggio intrapreso per motivi
    di studio, il re aveva pensato di permettere al principe
    l’accesso incondizionato a ogni singolo volume della
    biblioteca.
    Così Eddo stava annotando ogni particolare su un libro di
    grosse dimensioni, esaminando con attenzione eventuali
    discrepanze tra ciò che trovava e ciò che già si sapeva dai
    vecchi registri.
    Ogni tanto si fermava a pensare, inquieto per la decisione di
    papa Gregorio XI di spostare la sede papale da Avignone a
    Roma. Sicuro che non sarebbe stata un’azione senza
    conseguenze, si preoccupava per il futuro che aspettava la sua
    famiglia; non gli importava tanto di se stesso, ma dell’avvenire
    dei suoi figli.
    A un certo punto notò qualcosa di strano; guardò più e più
    volte, ma il libro che aveva in mano non era riportato sul
    registro, e lui non aveva idea di che genere trattasse. Lo aprì
    senza capire. Si trattava di numeri, forse formule, che di sicuro
    il bibliotecario non era in grado di decifrare. Continuando a
    sfogliare, lesse qualcos’altro tra le pagine, qualcosa di
    comprensibile. Guardando i simboli tracciati su quei fogli,
    rimase come inebetito; ciò che stava leggendo non era
    possibile, era troppo assurdo, e poi come aveva fatto ad
    arrivare fin lì?

 

  • Mezzosangue – pagina FB https://www.facebook.com/mezzosanguelibro/Autore: Vincenzo Romano
    Incipit: «Vento di tempesta!» sentenziò il vecchio Gebert entrando nella locanda.
    Generalmente tutti pendevano dalle sue labbra quando l’argomento era il clima, ma da quel mattino nessuno si sarebbe aspettato niente di diverso. Il rigido autunno appena finito stava lasciando spazio a un inverno che solo i più ottimisti potevano credere mite.
    Tuttavia nessuno commentò la previsione di Gebert. Concordare o dissentire equivaleva comunque a intraprendere un discorso. Il vecchio maniscalco non aspettava altro che un’imbeccata per intavolare una discussione che sarebbe durata fino all’ora del pranzo.
    Gli avventori quella mattina cercavano di farsi coraggio e affrontare il freddo. L’aiuto di un buon boccale di birra speziata era più che gradito. Quelli che si apprestavano ad affrontare una giornata di lavoro iniziarono a uscire alla spicciolata. Via via nella locanda restarono solo gli anziani e chi poteva permettersi di non lavorare, o che per quel giorno non era stato assunto. Ai giovani non era proibito frequentare quel ritrovo. Lo facevano però molto di rado. Venivano infatti presi frequentemente di mira dai clienti abituali, ai quali non potevano certo mancare di rispetto. Preferivano perciò girare al largo.
    Narog di tanto in tanto aiutava il locandiere a scaricare i carri delle provviste nel retro e a tenere pulita la locanda, nei rari momenti in cui restava chiusa.
    Cusan, l’oste, non gradiva che il ragazzo si aggirasse tra i clienti. Ciò per la verità a Narog non dispiaceva affatto. Le persone con cui desiderava stare non erano frequentatori abituali della taverna.

 

  •  Incubo
    Autore: Mariagrazia Perricone
  • Incipit: Dublino, 15 febbraio 2011
    Caro vecchio mio,
    Oggi inizio a scriverti.
    Voglio farlo perché in questo momento poter dire sinceramente tutto ciò che penso e tutto ciò che è importante e intimo, potrebbe aiutarmi in questo periodo molto difficile.
    È una piccola cosa, una cosa da nulla, ma per me significa molto. Parlo con te, amico di vecchia data, sempre presente e sempre pronto ad ascoltarmi perché so che mi capisci.
    Sono appena tornata dalle vacanze. Non avrebbero potuto andare peggio. Se penso a quanto le ho aspettate mi viene quasi da ridere pensando che non vedevo l’ora che finissero.
    Sono durate quindici giorni. Quindici giorni di acqua, vento e recriminazioni.
    Greg, che aveva sperato di passare buona parte del tempo a pescare nel fiume, sembrava un orso in gabbia e io cercavo di farmi andar bene lo squallido chalet nel quale stavamo rinchiusi quasi tutto il tempo. Qualche giro in macchina l’abbiamo fatto, cercando di ingannare il brutto tempo, ma il pessimo umore di lui gravava su di me come una pietra.
    Quando tornavamo, lui accendeva la televisione per non sentire lo scroscio incessante dell’acqua sul tetto e io rigovernavo in fretta e mi infilavo a letto con un libro come unica compagnia.
    Di sicuro queste “vacanze” mi hanno fatto capire, se mai ci fosse stato ancora un debole dubbio, quello che da tempo so già molto bene. E’ un’ulteriore riprova. E siccome ho giurato a me stessa di non imprecare più, questa volta voglio propormi di ricordare, perché ricordare serve più che imprecare.

 

  •   L’Ombra di Lyamnay
    Autore: Annarita Faggioni
    Incipit: “Clack” esplose la trappola nel collo di Reckon, mentre l’ombra dal nulla ridacchiava, convinta che dal libro nero in cui lo aveva scaraventato non sarebbe più riuscito a ricomporsi. Anche se il periodo di volizione era troppo breve per vedere gli eventi chiaramente, ora la trappola era innescata e la partita poteva dirsi conclusa. Tutto sarebbe tornato come prima, l’Enayon poteva sciogliersi: anche il suo compito poteva dirsi definitivamente eliminato. Il ghigno illuminò l’antro del compartimento stagno ancora per qualche secondo, poi si unì all’oscurità circostante. Aprì di scatto gli occhi, come se avesse percorso uno spazio superiore al previsto. Tuttavia, non si scompose per dare al resto della sala l’impressione che nulla fosse accaduto. L’ultima cosa da fare (per non alterare più di tanto il parallelo dove si trovava) era mostrare qualsiasi debolezza. Soprattutto ora, dato che il calendario delle stagioni non aveva più senso. Non riusciva a riconoscere il parallelo dove si trovava e non era in grado di leggere nella mente dei numerosi presenti.

 

  •  La casa degli aceri rossi
  • Autore: Ida Perrone
  • Incipit: Non poteva andare più veloce quel treno che lo riportava a casa. Era in viaggio da poco più di un’ora e aveva già percorso quasi metà del cammino, ma a Ethan sembrava che marciasse all’incontrario e il paesaggio che scorreva oltre il finestrino fosse sempre lo stesso che si lasciava dietro. La verità era che desiderava ardentemente arrivare il prima possibile nella sua casa, sulle colline del Berkshire, nel Massachusetts, da cui si era allontanato per andarsene da una parte all’altra del mondo, alla ricerca di quel posto dove ritrovare la pace dell’anima.
    La primavera era in ritardo quell’anno a New York, la neve si era sciolta da poco lungo la strada che conduce a Boston, ma quel pezzo di cielo che gli scorreva di fianco era terso, e un raggio di sole illuminava le distese già verdeggianti, anche se le temperature restavano basse.
    Era passato dal clima tropicale delle Filippine a quello tipicamente invernale degli Stati Uniti nord-orientali. Quel freddo ora gli pareva quasi glaciale. Lo aveva avvertito sulla sua pelle quando era sceso dall’aereo, come uno schiaffo sul volto abbronzato, un rimprovero della terra madre per il tempo che era stato lontano, e da quanti non sarebbero stati più lì ad aspettarlo.

 

  • IL RESPIRO DELL’ALBERO Autore: Ivan Belloni
  • Faceva freddo. Sull’acqua scura ed immobile del piccolo laghetto che nasceva dalle pendici delle colline circostanti galleggiavano sottili lastre di ghiaccio. Dai rami spogli degli alberi costeggianti il viottolo che dal monastero di Breath Hill conduceva al minuscolo abitato di Grey Village, lacrime d’acqua gelata si animavano di una luce irreale giocando con il fioco bagliore del sole che lentamente si risvegliava. Più su, quasi in cima alla collina più grande, nell’unica radura risparmiata dalla folta vegetazione, la gigantesca figura del convento appartenente all’ordine del “Sacro Giuramento” si stagliava solenne e maestosa, regina indisturbata di quello scenario desolato da più di cento anni. Il “Sacro Giuramento” era un minuscolo ordine di monache, il più piccolo di tutta l’Irlanda, non completamente riconosciuto dalle autorità ecclesiastiche perché fin dalla sua fondazione nel lontano 1766, regolato da leggi prettamente interne alla comunità, non tutte in linea con quanto dettato dalla Chiesa. Si contavano solamente tre monasteri in tutta Europa: in Irlanda, in Francia e in Svizzera ed ognuno di essi poteva considerarsi praticamente autogestito, in quanto tutto faceva capo ad un Consiglio Interno presieduto dalla Madre Superiora e da tre consorelle elette discrezionalmente dalla stessa, le quali stabilivano le regole e gestivano i rapporti con le autorità e l’esterno. Non era da considerarsi un ordine di clausura, ma comunque molto raccolto ed in qualche maniera misterioso.

 

  • La mappa per Shiajla
  • Autore: Margherita A. Terrasi
  • Incipit: Nuvoloni neri si stagliavano dietro le Montagne infuocate. Il cielo aveva assunto un colorito prugnastro e le nuvole grigie erano ben visibili e minacciose all’orizzonte. L’inquietante panorama era incorniciato dall’arco della finestra a bifora. Il cigolio del portone dietro di lui attirò la sua attenzione. Non ebbe alcuna reazione evidente.
    «Mio Signore», era appena entrato il suo servitore e dalla sua voce si poteva avvertire l’agitazione, «Il generale Eleha ha detto che…», la sua voce tremò alle ultime parole, «… “Lei non ha parlato”».
    Sul suo volto comparve una micro espressione di rabbia, durò un’istante, prima di mutare in una un’altra indecifrabile, sopracciglia alzate e fronte aggrottata.
    «Cosa gli riferisco, mio Signore?», la voce tremolante del giovane servo albino risuonò nella stanza.
    Le nuvole sembravano voler coprire tutto il cielo.
    «Fallo venire qui».
    Il servitore fece un inchino profondo e chiuse dietro di sé il portone.
    Cominciò a fare qualche passo avanti e indietro. I suoi piedi emettevano un suono piacevole alle sue orecchie quando toccavano il pavimento marmoreo. Se non fosse riuscito ad estorcerle quell’informazione, la profezia della Sacerdotessa di Shiajla avrebbe potuto avverarsi. O forse no. In qualunque caso doveva assicurarsi che la minaccia venisse distrutta. Doveva far parlare la vecchia, nonostante il uiris, nonostante la sua debolezza.

 

  •  Ricominciare a sognare
  • Autore: Maria Teresa Aprile
  • Incipit: Eccomi qui finalmente, a preparare le valige per la partenza all’università. Dopo aver scoperto di essere stata ammessa, un mese fa circa, non vedevo l’ora che arrivasse questo momento. Per quanto ne sappia grazie a internet, New York è una città meravigliosa, considerata come “la città che non dorme mai”. Certo non assomiglia molto all’Inghilterra dato che, quest’ultima è ricca di spazi verdi e paesaggi collinari mentre lo stato di New York è dominato prevalentemente da grandi edifici e grattacieli. Ma per me non è un problema, non è questo che mi spinge ad abbandonare questo posto. Il vero motivo è che sono io a volermene andare via da qua per lasciarmi alle spalle il passato, fortemente legato a questa terra. Dopo quella tragica notte ho iniziato a provare rancore e odio per l’Inghilterra, così brutta e bella contemporaneamente; è da quella notte che qualcosa di oscuro si è intrufolato nei miei sogni, trasformandoli in incubi. Mai nessuno qua si è interessato per quella che sono veramente, nemmeno al college. Vagavo in giro sempre da sola e per questo venivo considerata strana. Stavo in disparte asocializzandomi e, invece, di andare alle feste preferivo starmene tranquilla leggendo un libro, magari.
    Venivo considerata come la “secchiona raccomandata”, è così che mi avevano sottoscritta. Ma non era veramente così. Certo avevo sempre ottimi voti ed ero la prima della classe, ma non venivo guardata con occhi particolari da nessuno.

 

  • Una magnifica fusione
    Autrice: Coppini Sefora
    Incipit: Ho freddo, il cuore in gola e respiro a fatica. Non riesco a capire come sia potuto succedere… è stato un attimo. Intenso, veloce, sconfortante, l’attimo più inatteso e meno voluto di tutta la mia vita. La mia breve vita, è davvero così che deve finire?
    Proprio adesso che iniziavo a vivere.
    Marco
    È una delle nostre serate di sesso. Mia, di Paolo e Jonas: i tre inseparabili figli di puttana che si ritrovano per fare giochi perversi con le troiette che ci capitano sotto mano. Solo una cosa ci accomuna: l’eccitazione che proviamo nel guardarci mentre le scopiamo. Sonia Galizzi è stata la prima con la quale l’abbiamo sperimentato. E, a dirla tutta, è proprio lei la causa. Sto cercando di analizzare la cosa con il mio strizzacervelli di fiducia: questa storia va avanti da troppo tempo, è diventata una specie di circolo vizioso. Incontriamo due o tre ragazze al bar e ce le scopiamo a turno, uno davanti l’altro. Non riesco a eccitarmi altrimenti. È come se fossi bloccato. O almeno, su questo insiste la mia psicologa. Da cosa? Non lo so esattamente. Forse è perché sono tutte, e subito, troppo disponibili.«Forza, con più foga!». Sto incitando la biondina mozzafiato che ha accettato di stare al gioco. È incredibile come sia facile far dire di sì a certe troie. Un altro problema, se così si può chiamare, è proprio questo: le ragazze per me sono oggetti sessuali. Tante bellissime oche da portare a letto.«Mi sto addormentando, non eccitando..

 

  • La prima indagine del commissario Vianello
  • Autore: Luca Fantin
  • Incipit: La luce sottocoperta era fioca, illuminata solo da poche lampade a petrolio, si vedeva a malapena l’uscita da cui penetrava un blu nerastro che avvolgeva ogni figura e la puzza di sudore si faceva quasi insopportabile. Gli uomini erano esausti dalle lunghe ore di navigazione. Le mani sanguinavano costrette a lavorare ininterrottamente, con i remi oramai diventati prosecuzioni delle loro braccia, sembrava impossibile che perdessero il ritmo, nonostante la stanchezza, erano ormai diventati uomini automatizzati. Era il gran giorno. Il Padrone benevolo avrebbe dato a uno di loro la tanto agognata libertà: il sogno di ognuno di loro. Il fortunato era di norma il più meritevole e fidato. Eccolo lì, sempre vestito in modo impeccabile, osservare tutti quegli uomini sudati che con lo sguardo lo imploravano per essere i prescelti. Lo sguardo cadde su un ragazzo giovane, biondo e minuto, con il viso angelico. Tutti gli altri già lo odiavano perché era lui, il prediletto del loro Signore e giravano anche delle strane voci al riguardo. Voci che era meglio stessero ben chiuse nella bocca a doppia mandata. Gli toccò la spalla e subito le guardie gli tolsero dal collo l’anello che lo imprigionava, donandogli finalmente la libertà. A questa scena Andrea non resistette. Cominciò a gridare e sbraitare, toccava a lui essere liberato, era il più anziano e devoto vogatore della flotta navale del loro Signore e quindi gli sarebbe aspettato. Fece appena in tempo a vedere il calcio del fucile della guardia che gli si avvicinava al viso, un gran male e poi il buio.

 

  •  Seconda navigazione
    Autore: Donatella Moica
    Incipit: A volte sembra proprio che le cose debbano ostinatamente andare in una certa direzione, senza che niente e nessuno le possa controllare. La spiaggia era stranamente deserta quella mattina. Ma in fondo non c’è niente di strano in una spiaggia completamente deserta in un mattino di novembre. Niente, assolutamente niente di strano. Eppure più continuava a passeggiare e più sentiva quella sensazione strana. Strano era forse questo sole o questo caldo o questo mare così fermo; strano per un lunedì mattina di inizio novembre. Non c’era un alito di vento e a camminare con addosso i jeans faceva caldo. Avrebbe dovuto mettere una t-shirt e dei pantaloni di tela, si disse, ma non l’aveva fatto. Come fa una persona a pensare che ci possa essere quel caldo a novembre? Come fa una persona che è nata, cresciuta, invecchiata e che forse morirà su quella spiaggia a pensare che quel giorno sarebbe stato diverso? Ma poi diverso da cosa?

 

  • Chick Girl – Azalee per VeridianaAutore: Roberta De Tomi
    Incipit: Amanda Girardi 10/08/2014 A: [email protected]*********
    Oggetto: Annuncio 986KB
    “Gentile Mister Zone, in risposta all’annuncio pubblicato il 1° Agosto 2014 sul sito messaggioperte.it, faccio la mia proposta. Sperando di essere l’allettante creatura che cerca, attendo risposta. Amanda Girardi.”
  • Ci siamo, ora devo solo premere Invio. No, aspetta. Emisfero destro lancia un SOS all’emisfero sinistro. Hai caricato tutti gli allegati? Sto verificando. Fatti più in là che le emozioni deconcentrano. Presentazione in Pdf. C’è. Foto: primo piano. C’è. Foto a figura intera. C’è. L’Amanda avvolta nel tubino nero con il pizzo del balconcino (nero, ovviamente) fuori dallo scollo, a strizzare l’occhio alla malizia.
    Scarpa con plateau rialzato per compensare il tacco 15. Una chick girl very chic. Ora si commuove persino il logicissimo emisfero, se non fosse per il suo radicato SuperIo. Ma bando alle ciance (come avrebbe detto il mio zietto, prof. di Lettere fracassone e fan di Marinetti e compagnia bella): sotto la sua supervisione posso inviare l’e-mail. Muovo la rotellina per riportare la freccia sul banner. Stacco la mano dal mouse, la giro, mi fermo al guizzo della memoria.
    Un’occhiata al palmo mi riporta all’incontro con Occhio-di-Vetro, la Zingara dei Portici. Aveva un pentacolo tatuato sul collo, la faccia grigia come le strisce che attraversavano i riccioloni neri, l’anellino dorato al naso. Mi leggeva i segni sulla mano stringendosi in un poncho di lana verde da cui pendeva una serie di frange rosicchiate dall’usura. “Avrai una vita lunga e…”

 

  •  Come salvarsi la vita Edizioni Nulla Die
  • Autore: Giovanna Guardiani
    Incipit: Sono giorni e giorni che si affaccia, passeggia,
    si accomoda, da qualche parte, sempre lo stesso
    pensiero: come salvarsi la vita; pensierino nemmeno
    originale, nel senso che non è mio, è il titolo
    di un romanzo. Titolo che sintetizza non solo
    il contenuto del libro e riguarda, come l’autrice
    scrive sulla quarta di copertina, un momento
    particolare della sua vita ma anche il mio momento
    storico.
    “Come salvarsi la vita” a tratti galoppa, rimbalza,
    fa i capitomboli nella mia testa, forse,
    perché, quando mi sono trovata immersa nella
    sofferenza, nel dolore, sono riuscita a salvarmi,
    sono sempre venuta fuori dal tunnel. Sono
    emersa dal buco nero, grazie alla mia volontà
    e ai tanti fattori positivi che si sono intrecciati
    tra loro e hanno formato una nuova trama, colorata
    e rassicurante; sono uscita, ogni volta, da
    quel luogo oscuro, più ricca, più umana. La soluzione
    migliore è quella che, oltre a salvarci la
    vita, allontanandoci dalla situazione dolorosa,
    arricchisce la nostra esistenza di nuove opportunità
    e perché ciò avvenga, è necessario cercare
    soluzioni aperte alla creatività perché questa è
    la porta, la via maestra verso nuove possibilità,
    verso la realizzazione di qualcosa di nuovo,
    qualcosa che prima non c’era.

 

  • PAOLA COGGIOLA
    Amori e rancori
  • Incipit: IL CUORE DELLE DONNE E’ COME UN POZZO PIENO DI SEGRETI
    ANCHE SE SEI SENSIBILE, NON POTRAI CHE AVVICINARTI PER UN SOLO
    ATTIMO AL SUO VISSUTO, AL SUO MONDO, AL SUO INCANTO

Le persone vere spaventano. Poi se sono anche intelligenti,
sono il peggior incubo di chi usa un copione per andare in giro .
(Mirko Sbarra)

Mi chiamo Irene, sono una donna colta, amabile, dal carattere aperto e materno, pur non essendo madre, ricca nei sentimenti e soprattutto anche nel patrimonio.
Sono stata sposata per la seconda condizione e l’ho sempre saputo, ma ho cercato di non vedere lui con la sua falsità, con la sua grossolanità.
Del resto chi ama tanto, crede in buona fede di poter mettere il sentimento che manca nell’altro, sostituendosi a lui; non ti illudi che lui cambierà, perché sei troppo intelligente e consapevole, capace di leggere il mondo, la vita, i sentimenti, le persone.

 

 

  • Giallo Antigas
    Autori: Olga Gnecchi e Gianluca Ingaramo
    Incipit: «Apra subito la porta, polizia!» Roberto Raffo entrava in confusione, quando veniva ignorato. Come adesso: nessuna risposta e gli sudavano mani e ascelle, dalla fronte grondava come una fontana. Con quel caldo, era meglio non pensarci. «Adesso che facciamo, entriamo lo stesso?» domandò sottovoce alla collega.
    «Decidi tu, se vuoi ci fermiamo qui davanti ad aspettare che esca lui…»
    «Va bene: che irruzione sia» entrambi avevano estratto le pistole d’ordinanza e lui si era perfino ricordato di levare la sicura. «Tu posizionati a destra» aggiunse prima di sferrare un calcio alla porta. Nei film funzionava così.
    Tirò un bestemmione per la fitta di dolore al piede, poi con una reazione a metà tra rabbia e orgoglio colpì il portoncino con una spallata.
    «Stronza, schifosa e stupida di una porta blindata» sibilò nel rendersi conto che non cedeva, non sarebbe riuscito a tirarla giù senza fracassarsi le ossa.
    «E provare a usare la testa no?»
    «Ci ho pensato, ma credo che a capocciate finirei dritto al Pronto Soccorso».
    «Non intendevo certo così» sospirò Clarissa Boccadoro nel girare il pomello. «Al tuo posto avrei controllato prima, ma sei un uomo…» lasciò la frase in sospeso, mentre l’uscio dimenticato aperto girava lento sui cardini. Sorrise con aria di sufficienza al pensiero che il suo partner l’avrebbe incenerita.

 

  •  The Rebirth.
    Autore: LE7992.
    Incipit: Una risata assordante, di quelle improvvise, che ti perforano i timpani e ti fanno quasi rischiare l’infarto, invade la stanza. Avverto la punta di una lacrima affacciarsi all’angolo del mio occhio destro e, con un gesto repentino e istintivo, la mia mano le evita immediatamente di rigarmi il viso. «Mi stai prendendo in giro? Ti sei svegliato con la voglia di scherzare stamattina?» gli chiedo a stento, non riuscendo a controllare l’incessante ridere. Eppure non si direbbe vista l’espressione seriosa sul volto di Hunter dal momento stesso in cui è entrato nella mia camera. Credevo che la mia risata lo contagiasse; più o meno è accaduto sempre così nelle ultime settimane passate assieme, paradossalmente da quando, inspiegabilmente, è diventato un’altra persona con me. Mi afferra bruscamente le spalle, come non ha fatto mai e, con estrema austerità, aggiunge: «Non potrei mai farlo su un argomento così importante.»

 

  •  Mitriba, Gioselith la Cacciatrice autore: Barbara P. Baumgarten
    Ed. Self
  • Incipit: Il fumo acre e pungente saliva dal fuoco appena acceso, facendo lacrimare gli occhi alla ragazza che solitaria si apprestava a trovare il ristoro dopo una lunga giornata di caccia. Erano mesi che instancabilmente vagava per le lande più selvagge, cercando di scovare qualche traccia dell’Immondo, ma, a parte qualche villaggio distrutto e alcuni cadaveri lasciati indietro come monito, l’Immondo pareva volatizzarsi nel nulla rendendo la caccia frustrante.

 

  • Non fidarti del buio
    Autore: Emme XIncipit: Si era svegliata di soprassalto. Il suo cuore batteva. Forte. Troppo forte per poterlo controllare. Il battito percuoteva ogni fibra del suo corpo. Lo sentiva pulsare nel petto, certo, ma anche in gola, in testa, nelle vene, nello stomaco e poi più giù, fino al ventre. Picchiava nelle gambe e perfino tra le dita.
    Tremava.
    No, non per il freddo, tutt’altro: sentiva caldo e sudava. Le mancava l’aria, non riusciva a respirare liberamente e l’ossigeno non bastava. Si sollevò dal letto, adagiando la schiena sui morbidi cuscini, cercando aria per sopravvivere.
    Buio.
    Intorno a lei era tutto buio, nero e spaventoso. Accese tutte le luci della camera, per essere sicura di non ritornare nell’oscurità soffocante e oppressiva. Tutto questo era l’essenza del terrore che tornava a spaventarla. Era come sentire la vita che fuggiva via. Era l’odore di sepoltura che la affliggeva, ma non stava morendo… era solo l’ennesimo attacco di panico.
    Vivien non era pazza, aveva paura.
    Non era malata, aveva bisogno di sicurezza.
    In quei momenti di malessere che la inducevano a pensare alla morte, inevitabilmente avvertiva la mancanza di suo padre. Alan Brown era un uomo colto, la sua mente geniale spezzata troppo presto per mano di una psiche malata, vendicativa. Lui sapeva come funzionava la ragione umana, essendo uno psichiatra molto stimato, eppure non riuscì a salvarsi dalla follia di chi lo conosceva.
    Vivien allungò una mano in cerca del marito, ma l’altra parte del letto era vuota, come spesso accadeva.

 

  •  Un caso quasi privato
    Autore: Silvana Meloni
    Incipit: “Sardegna. Per la maggior parte dei “continentali” è sinonimo di vacanza, mare, spiaggia. L’immagine fornita dai depliant è quella di luoghi incontaminati, spiagge meravigliose e acque cristalline. Ma io in Sardegna ci sono nata, ci vivo e ci lavoro. E per lo più ci trascorro anche le ferie.
    Quel sabato mattina me ne stavo, infatti, sotto il sole cocente del mezzogiorno in mezzo a bagnanti chiassosi, bambini urlanti, odore di nafta e strepito di motori di gommoni. Mi godevo la bellezza della piccola rada riparata in cui mi trovavo e l’azzurro»verde trasparente del mare di Cala Pira, ma non ero in ferie, mi stavo concedendo solo un fine settimana con gli amici.
    Sono avvocato, e al tempo in cui ebbe inizio questa vicenda, mi occupavo di casi più o meno interessanti ma sempre di piccolo calibro. Da quando avevo deciso di dedicarmi a tempo pieno alla libera professione forense avevo fatto il passo più lungo della gamba: avevo aperto uno studio in centro e l’investimento m’imponeva di non lasciarmi sfuggire neanche la più piccola opportunità di lavoro.
    I miei pensieri vagavano senza briglie, girai lo sguardo attorno a me, cercando di sfuggire i sogni ma anche gli incubi sul mio futuro costellato di debiti.
    Poco lontano, era stata sistemata una gran tenda che aveva tutta l’aria di un punto-base per il soccorso, infatti sembrava organizzassero battute di ricerca in mare con un fare troppo frenetico per esser scambiati per appassionati di pesca. “

 

  •  La valigia incartata
    Autore: Silvana Meloni
  • Incipit: Un pomeriggio, entrando nel piccolo appartamento dove avevo lo studio legale, trovai la mia segretaria seduta al mio tavolo in lacrime, disperata e sconvolta.
    – L’aspettavo – disse venendomi incontro -Ho bisogno di un avvocato.-
    Marisa mi guardava con gli occhi gonfi e torturava tra le mani un fazzoletto. Poi, prima che potessi proferir parola, si diresse verso la finestra e, senza guardarmi in faccia, disse con un filo di voce:
    – Ho ucciso il mio amante e adesso mi arresteranno.-
    Rimasi di stucco. Sarà stato perché ritenevo di conoscerla come le mie tasche, o perché mancavano pochi giorni a Natale ed anche io ero stata contagiata dall’atmosfera melensa che ci circonda sotto le festività, ma la sua ammissione di colpa non mi convinse per nulla. Poggiai le buste che avevo ancora in mano, la borsa ed il cappotto e mi sedetti accanto a lei cercando di capire cosa fosse realmente successo.
    – So che non riesce a credermi, ma è tutto vero!- continuò lei guardandomi ora con aria di sfida -Gli ho sparato due colpi di pistola ieri sera. E adesso la polizia mi sta cercando per arrestarmi. Mi hanno anche visto.-
    Mantenni a fatica la calma.
    – Si ricorda di Filippo?- Annuii, e lei continuò, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano – Le avevo detto che ci eravamo lasciati, ma non era proprio un ex. Ogni tanto ci vedevamo ancora, era lui che mi chiamava, facevamo pace per un po’, ma poi tornavamo a bisticciare. Ieri ero andata a casa sua a portargli il pranzo.-

 

 

  • Legami Mortali
  • Autore: Lady_Ameliha
  • Incipit: Era una fredda mattinata di novembre:
    Sherry Dupoins, la fragile bambina dai lunghi capelli color dell’oro che abitava nell’ultima casa del quartiere di Rubicon, giaceva immobile, ricoperta di sangue, nel lussuoso salone dell’abitazione di campagna dei suoi facoltosi genitori. Otto anni dopo Dimitri, il garzone dell’emporio di viale delle rose, camminava silenzioso per i vicoli della sua bella città francese: Lione. Era un ragazzo dal fisico snello. Non molto alto, camminava con movimenti ondulatori. I suoi lunghi capelli biondi ricadevano sul viso e nascondevano in parte
    il suo naso aquilino. Tra le ciocche, furono visibili i suoi piccoli occhi azzurri come il cielo, profondi e pervasi da una profonda tristezza.
    Non era particolarmente bello, ma il fascino da ribelle che scaturiva dal suo viso avrebbe fatto cadere la più desiderata delle dame.
    Turbato dall’orrenda visione a cui aveva appena assistito, marciava con sguardo
    basso e perso nel vuoto, assorto nei suoi pensieri. Era stato mandando dal suo principale, il signor Theodore Georgette, poco prima, a svolgere una consegna nella sontuosa casa del dottor Sedrich Javier, che da anni non usciva dalla sua prigione dorata.
    Nessuno sapeva il perché di quella scelta: le pettegole dicevano che era impazzito a
    seguito della morte della figlia e che, qualche anno dopo il tragico avvenimento, compì una vera carneficina, uccidendo nel sonno tutta la servitù.
    Per Dimitri però, quelle erano solo chiacchiere di giovani dame annoiate che cercavano, invano, di rendere i loro pomeriggi più interessanti con fantasiosi
    pettegolezzi.
    La realtà era ben diversa.

 

  • KEEP CALM AND LOVE FABIANA
  • Autore: VIVIEN WALKER (pseudonimo di Lucilla Leone)
  • INCIPIT: Quel pomeriggio non volevo proprio saperne di alzarmi dal divano. Erano almeno tre ore che me ne stavo lì, come un vegetale, sotto la vecchia trapunta che mi trascinavo per casa ogni volta che mi sentivo depressa. Una trapunta meravigliosa che mi feci cucire a mano da mia nonna Agnese, pace all’anima sua, quando a sedici anni vidi per la prima volta “Gli anni dei ricordi”. Allora, pensai bene di volerne una anch’io, che fosse identica a quella che le donne del film confezionavano per Winona Ryder, come regalo di nozze. Io non dovevo sposarmi, certamente, ma quando mi mettevo in testa di volere qualcosa, era impossibile che alla fine non la ottenessi. Le situazioni tipiche in cui solitamente mi sentivo depressa non erano molte, ma quando si presentavano, per me era anche peggio che cadere in un baratro profondo: per esempio, quando la sera tardavo e non facevo in tempo per guardare l’episodio di Vampire Diaries o Gossip Girl. Oppure, quando cercavo inutilmente il mio solito the aromatizzato nella mia erboristeria di fiducia: una particolare miscela di the nero e spezie proveniente dall’India, molto costoso e difficile da trovare. Quel pomeriggio non ero depressa per nessuno di questi motivi: in realtà, mi sentivo mortalmente annoiata e sola come un cane. Sola, proprio io, che se avessi voluto avrei riempito casa mia con centinaia di amici, con un semplice schiocco delle dita.

 

  • AMORI E PROIBIZIONI
  • AUTRICE: ABRY03
  • INCIPIT: Il sole era già alto nel cielo e i suoi raggi passavano attraverso le imposte della finestra, accarezzando il piccolo viso di Rosa, che stropicciò gli occhi infastiditi dalla luce. D’improvviso, qualcuno bussò rumorosamente alla porta. «Chi è?», domandò irritata. «Miranda, signorina!», rispose la giovane serva. Rosa alzò gli occhi al cielo, frustrata. «Entra pure». La serva entrò, spingendo la porta con l’esile spalla e le mani occupate dal vassoio contenente la colazione. Rosa scese dal letto e le andò incontro. Osservò la frutta che strabordava dal piatto da portata e fece una piccola smorfia. Si voltò e andò verso la finestra. «Non ho fame, Miranda». La ragazza guardò Rosa con aria sorpresa. «Signorina, ve ne prego! Vostra madre mi rimprovera se non vi faccio mangiare tutto!», esclamò con espressione supplichevole. «Miranda, ho comunicato molte volte a mia madre che non gradisco la frutta. Sa che deve prendersela con me, non preoccuparti», rispose lei con un sorriso e la serva non poté fare altro che ricambiare. «Devo vestirvi. Fra un po’ verrà il signor Belington». «Va bene», acconsentì Rosa, sbuffando. Miranda le sfilò la lunga vestaglia, le fece indossare i mutandoni e una camicia di batista ornata di pizzo. Poi prese il busto e glielo passò intorno ai fianchi, legandolo ben stretto, rendendo il corpo della fanciulla ancora più sottile di quanto già non fosse. Le mise la crinolina, una sottogonna rigida di crine intessuta con fili di seta e, infine, le infilò l’ingombrante vestito. La gonna era ampia, di un delicato color rosa cipria, con piccole decorazioni floreali dai colori vivaci che ricoprivano l’intero abito. La sfumatura dei paramenti era in armonia con la graziosa passamaneria che vi era sulla scollatura rotonda, la quale rendeva più voluminoso il piccolo seno e scendeva rigida sugli stretti fianchi.

 

  •  Endora I – Uomini sottomessi
  • Autore : Fernanda Romani
  • Incipit: “Ormai anche la seconda sacca da viaggio era piena. Un bagaglio fin troppo piccolo.
    – Perché non prendi tutti gli abiti, padre? Sono tuoi – disse una voce dietro di lui.
    Killiar si voltò di scatto. Era Midran.
    Padre. Gli sarebbe mancata quella parola.
    Si avvicinò al ragazzo, sovrastandolo con la sua alta statura. Allungò una mano e gli scostò i capelli dalla fronte.
    – No, non c’è più niente di mio, qui. – Deglutì, quindi si sforzò di parlare con voce normale. – E poi sarebbero troppo ingombranti. Adesso che non ho più una casa, devo portarmi dietro il minimo indispensabile.
    – Mia madre avrebbe voluto che tu li prendessi – insisté Midran. – Potresti venderli. Avrai bisogno di soldi, finché non ti sistemerai.
    Killiar lo fissò.
    Lei non c’è più, avrebbe voluto dire.
    – Sei molto saggio per la tua età.
    La tristezza gli appesantiva la voce. Il controllo che si era imposto gli stava sfuggendo, di fronte a quel giovane viso che vedeva per l’ultima volta.
    – Ho tredici anni, e sei stato tu a raccontarmi cosa rischia un uomo sposato.
    Parole di un bambino già diventato adulto.
    Del resto mancavano solo due anni al giorno in cui sarebbe stato mandato in un Collegio, ad apprendere l’arte di soddisfare ogni esigenza femminile. Era di bell’aspetto e con un corpo ben proporzionato. Sarebbe diventato un libero amante molto richiesto.
    – Non voglio che te ne vai, padre! – gridò una voce di bimba, …”

 

  •  Zanne (L’eredità del Cane)
    Autore: Piero De Fazio
    Editore: Antonio Tombolini Editore
    Incipit: “Mario Cicero, detto Codino, sta aprendo la portiera della sua Fiat Punto di quarta mano.
    La chiave fatica un po’ a girare, colpa di qualche balordo, che un mese fa ha provato a forzargliela.
    Qualcuno tale e quale a lui.
    Il parcheggio è deserto. Anche perché sono le tre di notte e a chi cazzo gli viene in mente di passeggiare in un parcheggio di periferia a quest’ora? Specie se il parcheggio è quello della Bufalara.
    Solo a qualcuno che magari ha pippato tutta la notte dentro al “Nightmare” poco distante, e adesso salta in macchina alla ricerca di una mignotta, meglio se minorenne.
    Le auto parcheggiate sembrano una mandria che, stanca della giornata, si stia riposando su quel prato di asfalto.
    Finalmente Codino riesce a far girare la chiave nella serratura.
    Mette la mano sulla maniglia.
    Si blocca.
    Avverte un formicolio dietro la nuca, proprio dove incomincia quel codino bisunto a cui deve il suo soprannome.
    Prova quel lieve pizzicore, quel disagio crescente, con quella percezione sovrannaturale che spesso hanno le prede. Quando è ormai troppo tardi.
    Il lampione alle sue spalle fa appena in tempo a proiettare, sulla portiera, l’immagine riflessa di una sagoma nera che si è materializzata dal nulla.
    Codino si volta.
    Si piscia nei pantaloni.
    Muore.
    In quest’ordine.”

 

  •  Il coraggio di perdonare
    Autore: Asia Da CostaIncipit: Il ticchettio dei tasti premuti dalle mie dita è l’unico brusio nel mio piccolo studio. Scrivere una relazione su un autore emergente richiede concentrazione e impegno. Attributi dei quali posso andarne fiera, a cospetto di altri che cerco sempre di nascondere. Indurre un pubblico di lettori a immergersi in una nuova storia e dare la possibilità a un nuovo scrittore di valersi nell’ambiente ostile dell’editoria, è sempre stato il mio obiettivo. Un piacevole obiettivo. Un editor ha la fortuna di essere sempre sommerso dai romanzi. Sogna e vive la storia d’amore dei protagonisti e molto spesso dietro quella carta stampata, la voce narrante mette a nudo i sentimenti dell’autore.
    Ho sempre ammirato chi ha questa facoltà di mostrare agli altri le loro debolezze, paure, timori di essere visti dentro. Nella loro vulnerabilità. Ma non sempre è la scelta giusta.
    Io l’ho fatto, e non è andata bene. Avevo permesso a qualcuno di scavarmi dentro, prendere possesso della vera me stessa con le sue paure e le sue speranze. Perché nonostante tutto, speravo ancora in qualcosa di diverso che avrebbe cancellato quello che ero stata.
    Il destino sceglie le sue pedine e le muove secondo le sue mosse. Io ero la mossa sbagliata.

 

  • Il coraggio di Restare
    Autore: Asia Da Costa
    Incipit: Il bordo di vetro circolare graffia il mio polpastrello. Lentamente completo un altro giro, costatandone la ruvidezza. È fastidiosa. Storco il naso alla nauseante puzza di whisky scadente. Non è il mio caro vecchio Jack. No, lui non avrebbe questo sapore pungente e disgustoso. Concentro i miei occhi, oramai schermati dal fumo e dall’alcool, sul tipo che continua a riempire il mio bicchiere. Non ricordo di aver mai visto così tanti capelli su un ragazzo prima d’ora. Sono lunghi, spessi e lisci. Almeno credo sia un maschio, non sono certo di essere abbastanza lucido da distinguere il mio indice dal medio, figurarsi accertarmi se sotto quella maglia lunga e anch’essa nera ci siano delle tette. Acutizzo la vista, ma le pupille faticano a restare aperte e iniziano a lacrimare. Lo fanno spesso, e il più delle volte non è dovuto al fumo. Strofino la fronte sul legno rovinato del bancone, è tutto vecchio qui. Ho dovuto allungare una gamba e inchiodare il piede al pavimento per restare in equilibrio su questo sgabello, che a fatica regge il mio peso. Le risatine stridule dei tizi più ubriachi del sottoscritto mi inducono a sollevare la testa. Pessima idea. Tutto gira e sono quasi sicuro che prima il capellone avesse una testa, ma non mi soffermo a rifletterci più di tanto. Non ho ancora toccato il punto in cui spegnerò del tutto il mio cervello.

 

  •  My Hero
    Autore: Alice Scanavini
    Incipit: Mi guardo intorno. Era da un po’ di mesi che non rimettevo piede qui dentro e a stento ne ricordo il perché. Punto verso il bar del locale. Una ragazza molto carina dai capelli rossi non appena mi nota si mette dritta con la schiena buttando in fuori il seno.
    Ecco la mia preda.
    Mi avvicino fissandola e quando mi sorride capisco che è già mia. Per questa notte, ovviamente.
    “Posso offrirti qualcosa da bere?” domando al suo orecchio adornato di orecchini.
    Lei si sporge verso di me toccandomi un bicipite. “Scegli tu!”
    Ecco la perfetta compagnia di questa sera. E per compagnia intendo la scopata.
    Sorseggiamo diversi cocktail mentre parliamo, poi la trascino in pista. La faccio volteggiare, la allontano e l’avvicino sbattendola contro il mio corpo muscoloso. È leggermente sbronza, ma è ancora reattiva. Mi piace scopare senza il rischio di ritrovarmi del vomito addosso quindi non le permetterò di bere molto.
    “Ho voglia di baciarti,” farfuglia ridendo e io l’accontento.
    Non mi tirerò mai indietro davanti ad una richiesta del genere, a meno che la ragazza sia brutta, ma non sarei arrivato nemmeno a questo punto. La bacio con lo stesso trasporto che metto tutte le volte che bacio una ragazza, e devo ammettere che bacia bene. La sua lingua avida cerca subito la mia e, mentre le tengo le mani sui fianchi morbidi, lei intreccia le sue dietro al mio collo.

 

  • Oltre la finestra
    Autore: alessandro petrelli
    Incipit: ”La vita di una persona normale non potrà mai essere scossa drasticamente all’improvviso. Vi avrei detto così fino allo sbocciare di quel diciotto Gennaio duemilaquattordici. Così pensavo… ma non era la prima volta che mi sbagliavo nella vita”

 

  • Trauma
    Autore: alessandro petrelli
    Incipit: “Quanto dolore può sopportare un uomo?
    Quella domanda ormai lo stava torturando. Esistono dei limiti ben precisi per ogni cosa e ci sarebbero stati anche per quello.
    Era come se gli avessero riempito il cranio con punte di trapano che macinavano qualsiasi cosa si trovassero davanti. La stanza intorno a lui era cupa. Non gli era mai sembrata così durante la sua esistenza, ma questa volta era diverso. Il buio lo stava travolgendo, lo sentiva entrare pian piano dentro di lui. “

 

  •  Fotografie in Re Maggiore
    Autore: Claudia Bresolin
  • Incipit: Morii così.
    Con una piccola ansia viva sotto la pelle. Nulla d’importante in fondo.
    Nulla di cui preoccuparsi, se si tralascia che mi portò alla morte.
    Sì, sarei morta così: d’ansia. Di stupide preoccupazioni, d’incertezza. Di pazzia. Perché, se si potesse morire d’imbarazzo, io ne sarei certamente una vittima.
    Ansia cronica immotivata, sarebbe la mia malattia.
    “C’era nata” direbbe il medico: “L’ho subito notato dai primi esami, in ogni cellula si poteva notare un non so che d’insulse inquietudini”.

 

  •  ALL’OMBRA DELLA SVASTICA
  • Autore: Luigi De Conti
  • INCIPIT: Monaco di Baviera, novembre 1938.
    A Maurice Bavaud, cittadino francese nato in Svizzera, fervente cattolico ed ex seminarista, la parata in commemorazione della rivolta nazista fallita nel 1923 sembrava l’occasione perfetta: Hitler per lui rappresentava Satana, il male assoluto, colui che avrebbe trascinato l’Europa e il mondo intero nell’oblio ed era suo dovere fare qualcosa per impedire tutto questo.
    Si era preparato a lungo nei giorni precedenti: dopo essersi procurato una piccola pistola semiautomatica, una Schmeisser 6.35, si era recato a far pratica nelle campagne di Monaco usando delle bottiglie come bersaglio.
    Aveva scelto quella quasi minuscola pistola semiauto-matica appunto perché poteva passare quasi inosservata anche una volta impugnata.
    La parata a cui Hitler avrebbe preso parte, quella mattina, sarebbe giunta da Tal Strasse, una via con ai lati numerosi edifici attaccati l’uno all’altro, con ordinate file di finestre che davano sulla strada principale.
    Bavaurd, 22 anni e di bell’aspetto, avrebbe aspettato il passaggio del Führer tra il pubblico in prima fila nei pressi di una chiesa, poco prima dell’ingresso del corteo nella piazza.
    Il giovane era nervoso ma era comunque deciso a portare a termine la sua missione. Si trovava a fianco della chiesa dello Spirito Santo, un edificio in stile barocco.
    Hitler indossava la classica divisa color cachi delle SA, con cravatta dello stesso colore, fascia rossa con svastica nera sul braccio sinistro e una medaglia appuntata sul petto, a destra.
    Niente cappello.
    Al suo fianco Göring, vestito allo stesso modo…

 

  •  Un incidente dritto al cuore
    Autore: Althea S. Reynods
    Incipit: Gocce di sudore mi scendevano lungo la schiena. Tenere le mani di mio padre lontane era uno sforzo troppo gravoso per la mia corporatura esile, la sua forza mi sovrastava. Stava vincendo le mie resistenze. Mi sentii strattonare e lo avvertii trafficare con il bottone dei jeans.
    Lo fissai, incredula. Capii da subito le sue intenzioni, ma rifiutai di credere a ciò che sentivo. Scacciai dalla mente quei pensieri, non potevo credere che potesse farmi una cosa tanto meschina. Era mio padre, e provare desideri come quelli per sua figlia sarebbe stato contro natura, ma quando riuscì ad abbassare la zip, mi dovetti ricredere. Urlai e scalciai con tutta la forza che avevo in corpo, senza riuscire a smuoverlo di un millimetro. Mi scosse con una brutalità inaudita, infine mi sferrò un pugno che arrivò in pieno viso. Ero così stordita che mi accasciai al suolo, tuttavia non mollò la presa e mi sentii spintonare da una parte all’altra. Non riuscivo a riprendermi e a liberarmi dalla nebbia in cui stavo scivolando. Furono i singhiozzi di mia sorella a darmi la forza di reagire e di riemergere dallo stato confusionale.
    «No, papà… Lasciami, ti prego! No, non puoi… Lasciami!»
    «Tu lo vuoi… Avanti… dillo che vuoi il mio cazzo, troia!»
    Ormai in preda al desiderio, e guidato da una furia accecante, si slacciò i pantaloni. Nonostante lottassi, non riuscii a frenarlo. Mi afferrò per i jeans, tentando in ogni modo di sfilarmeli con una mano; mi teneva bloccata sul pavimento.

 

  • La mia vita nelle tue mani
    AUTORE: Katia Perego
    Incipit: Le urla di una giovane ragazza mi svegliano nel cuore della notte, mi alzo di corsa spaventata e guardo fuori dalla finestra di camera mia.
    Emma inginocchiata a terra piange e grida disperata, due uomini stanno tenendo fermo Angelo e il terzo lo colpisce ripetutamente con pugni al volto, poi gli punta la pistola alla testa. Cerco disperata il mio cellulare e nel frattempo sento lo sparo, corro di nuovo alla finestra, i due uomini lasciano cadere Angelo a terra in una pozza di sangue.
    Le lacrime mi rigano il volto, mi sento impotente, Emma si avvicina al corpo del suo fidanzato ormai privo di vita: “Bastardoooo!!!” Grida con tutta la rabbia che ha, l’uomo si gira e le punta la pistola: “Sta’ zitta, puttana!” Spara anche a lei. “Nooooooooooo!!!” Un grido straziante mi esce dalla gola, l’uomo si gira e mi guarda dritto negli occhi, alza il braccio con in pugno la pistola nella mia direzione, ma le sirene della polizia lo fanno scappare, i tre uomini fuggono via in auto ed io terrorizzata mi rannicchio a terra e do sfogo a un pianto lancinante. Dopo qualche ora, ormai mattino, con le prime luci dell’alba la polizia suona alla mia porta.

 

  • Amori e altri misteri
    autore: Antonella Albano
    Incipit: «Groom! Vieni qui!» Emma, la testa nel giornale, stava seduta sulla panchina della fermata dell’autobus, mentre il suo cane scorrazzava nel verde lì vicino. Ogni tanto gli lanciava una voce, ma senza troppo impegno: sapeva che il setter non si sarebbe mai allontanato da lei. Il quotidiano l’aveva trovato proprio sul sedile e aveva ceduto alla tentazione di dare un’occhiata veloce alle notizie della prima pagina, niente di più.
    Con la gamba accavallata e la carta stampata a farle da cortina, si godeva l’aria tiepida. Certo, se fosse arrivata alla pagina culturale avrebbe corso il rischio di immergersi lì dentro e di perdere troppo tempo di quella mattinata preziosa. No. Doveva andare avanti con il programma.
    «Groom, dai, torniamo a casa.»
    Posò il giornale, si alzò e andò quasi a sbattere contro qualcuno che, al contrario di lei, si trovava alla fermata proprio per aspettare l’autobus. Tutta presa dalla lettura non si era resa conto di non essere più da sola. Alla spicciolata, in quella mattina ancora brumosa, altra gente si era aggiunta, diretta a scuola o al lavoro.
    Il suo bolide scodinzolante la raggiunse e le frustò la coda sulle gambe proprio mentre stava guardando lo sconosciuto che si era ritrovata praticamente davanti. Due occhi scuri sotto un berretto scozzese la fissarono un attimo, per poi tornare a concentrarsi sull’orizzonte dalla parte opposta, dove si poteva intravedere, ancora microscopica, la sagoma del bus.

 

  •  Iside e Celeste
    Autore: Valentina Mandraccio
    Incipit:”«Una volta, da bambina, giunsi persino ad implorare alcune suore per una misera scodella di brodo!
    Mia madre era morta. Una bomba fece esplodere il suo corpo e io mi ritrovai inconsapevolmente immersa in quello scenario a dir poco raccapricciante…
    Ero rimasta sola. Accompagnata unicamente dalle perplessità e dalla grande inesperienza che caratterizzano, in genere, una bambina di sei anni.
    Ricordo ancora la sua forza nel gridarmi: “Corri Iside! Non voltarti e corri!”
    Poi: un boato assordante.
    Mia madre si era spostata al fondo della nostra lunga catena umana per poter soccorrere mia nonna, la quale non riusciva più a deambulare. In lontananza, durante quella frenetica corsa, mentre il mio cuore mi violentava il petto, continuavo ad udire il suo rigido imperativo.
    Dopo un centinaio di metri, avvertii quel rumore incredibilmente forte; ma io non mi arrestai e, spinta dal terrore e dai miei compagni di fuga (forzati corridori quanto me), proseguii, affaticata, lungo quel percorso senza una meta precisa.
    Tutto ad un tratto, la gente intorno a me si era fermata. Così feci anch’io e cominciai a chiamare mia madre: “Mamma? Dove sei? Mammaa?”
    Iniziai a ripercorrere la strada appena battuta per ritrovare mia madre e mia nonna. Mi sentii redarguire da una voce femminile: “Ma cosa stai facendo, sciocca? L’hai scampata e ora vorresti ritornare indietro?”
    Non mi curai minimamente delle parole di quella donna e continuai ad allontanarmi dalla calca di persone che aveva corso insieme a me.”

 

 

 

  •  Non lasciarmi cadere
  • Nome autore: Deborah Wright
    Incipit: La neve imbiancava il giardino e il mondo fuori dalla finestra era avvolto in una coltre scintillante. Il cielo di gennaio era di un grigio plumbeo e la temperatura sotto lo zero.
    Dovevo sbrigarmi. Avevo un’ora di tempo prima che lui facesse ritorno. Svuotai lo zaino dai libri e infilai le poche cose che possedevo: due paia di jeans, due felpe e alcune magliette; mutandine e reggiseni, calzini e una spazzola. Avevo ancora le guance rigate dalle lacrime e dovevo continuare a spostare il peso da un piede all’altro per tenere a bada il dolore ai reni, causato dalle violente percosse ricevute pochi minuti prima. In bagno, mi spogliai degli abiti sporchi e, nuda, mi guardai allo specchio: avevo le costole sporgenti e le occhiaie nere davano al mio viso un aspetto spiritato. Mi toccai i lividi sul petto e sul polso.
    “Ti odio!” sibilai con voce tremante. “Una figlia non merita questa umiliazione!”
    Piangevo mentre mi rivestivo. Tornata in camera, recuperai, da sotto il materasso, la busta con i soldi che avevo sottratto dal suo portafoglio. Mi ero tanto odiata per quel furto, e sapevo che era sbagliato, ma non avevo altra scelta; ormai era troppo tardi per tornare indietro.
    Non potevo continuare a restare in quella casa e farmi maltrattare così. Mi ero convinta che, se fossi rimasta, avrei perso il lume della ragione.

 

Link del libro: Giuditta. Il paradigma dell’amore.
Autrice: Giada Castigli
Estratto:
Frugo nel cestino accanto ai cosmetici e prendo un dischetto di cotone, poi del latte detergente e mi pulisco il viso dai segni di questa serata, la più brutta serata degli ultimi undici mesi. Il rossetto sembra voler resistere; apro il rubinetto, prendo il sapone e comincio a strofinare con le dita sulle labbra. Ora quel rosso è ovunque, sulle mani, intorno alla mia bocca e nell’acqua sporca che scivola via oltre lo scarico del lavandino. Vorrei essere io l’acqua nello scarico del lavandino e cadere giù in un lungo tubo nascosto nel cemento. Rosso, come il suo colore preferito. Rosso come lo smalto che ho steso sulle mie unghie per lui, per soddisfare la sua vanità.
«Sono belle le tue mani, e poi, lo smalto rosso sa di femmina, di donna, è qualcosa di incredibilmente seducente» mi aveva detto la prima sera, che poi in realtà sarebbe stata anche l’ultima prima di perdermi nel suo labirinto. Tutto è iniziato colorato di rosso. Il semaforo rosso e la sua macchina rossa. Con il rosso inizia, con il rosso finisce.
Ci si può innamorare ed essere ricambiati, si può essere amati e non amare, si può non amare e non essere amati. In ogni caso si sopravvive.
Ma amare, amare incondizionatamente, amare senza freni, amare rinunciando anche alla propria dignità è inaccettabile. Le persone non cambiano per amore, ma l’amore può cambiare le persone.


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